Green Book

Categorie: Film, Recensione

Pubblicato il 09-02-2019 alle 22:19

Green Book (USA/2018/130′)
Regia: Peter Farrelly
Sceneggiatura:  Nick Vallelonga Brian Hayes Currie Peter Farrelly
Cast:  Viggo Mortensen (Tony “Lip” Vallelonga),  Mahershala Ali (Dr. Don Shirley),  Linda Cardellini (Dolores Vallelonga),  Sebastian Maniscalco (Johnny Venere),  Dimiter D. Marinov (Oleg),  Mike Hatton (George)
Genere: biografico, commedia, drammatico, musicale

Trama: Nel 1962, dopo la chiusura di uno dei migliori club di New York in cui lavorava, il buttafuori italoamericano Tony Vallelonga, detto Tony Lip per la sua capacità oratoria, deve a tutti i costi trovare un lavoro per mantenere la sua famiglia. Accetta di lavorare per il pianista afroamericano Don Shirley e decide di seguirlo in tour nel sud degli Stati Uniti dove il pianista, nonostante sia accolto trionfalmente durante i suoi concerti, subisce vessazioni e violenze a causa dei forti pregiudizi contro i neri ancora vigenti nella zona, tanto che si deve affidare a una guida stradale, il Green Book che dà il titolo al film, dove sono indicati alberghi e ristoranti dove si accettano i neri. Nonostante le differenze e gli iniziali contrasti, tra Don Shirley e Tony Lip si instaurerà una forte amicizia.
(Wikipedia)

I film che parlano di come nasce una bella amicizia, in mezzo a differenze e ostacoli vari, mi sono sempre piaciuti, a maggior ragione quando la storia è presa dalla realtà. I nostri protagonisti sono il classico esempio di due persone agli antipodi che imparano a venirsi incontro a metà strada, smussando i tratti più ostinati delle loro personalità.
Don Shirley è un uomo estremamente colto, un musicista sopraffino, pluri laureato, che ha girato il mondo e conosce diverse lingue, estremamente atipico rispetto alla stragrande maggioranza degli uomini di colore nell’America dei primi anni ’60, dove il peso delle differenze razziali è ancora molto forte, soprattutto negli stati del profondo sud (in alcune città addirittura c’è ancora il coprifuoco). Lui, che vive nella liberale e multietnica New York, in un bell’appartamento pieno di oggetti preziosi, con un maggiordomo indiano, non si riconosce affatto nello stereotipo in cui Tony tende ad incasellarlo, secondo cui tutti i neri mangiano pollo fritto, ascoltano Little Richards e Aretha Franklin ed altro ancora.

Aspetta, aspetta! Com’è che faceva?

Dall’altra parte abbiamo un italoamericano nato, cresciuto, sposato e con figli, nel Bronx, con una grande chiassosa famiglia, che sa rigirarsi come vuole anche i peggiori brutti ceffi; Tony si ingozza come una betoniera a tutte le ore del giorno e della notte, fuma come un turco, è un cliente abituale del banco dei pegni e fa prima a tirar cazzotti che a far domande, per non parlare di cosa ne viene fuori quando prova a scrivere una lettera. Insomma niente di più diverso dal dottor Shirley. Inevitabilmente, stare a stretto contatto per due mesi in giro per il paese, porterà i due uomini ad alcuni scontri e non pochi problemi, ma anche a tirar fuori il meglio da ognuno di loro.

Ma che menghia m’ha scritto?

Seppure i due attori protagonisti, fisicamente, non somiglino molto agli originali, la loro interpretazione è davvero notevole. Dopo aver amato dal profondo del mio cuore l’Aragorn di Viggo Mortensen ne “Il Signore degli Anelli” (ed essermelo, ahimè, perso in tutte le pellicole notevoli che ha girato dopo allora), lo ritrovo qui in una veste del tutto diversa, ma altrettanto positiva e adorabile. Certo è una veste un tantino allargata, in cui ci sta tutta la compagnia dell’anello e pure mezza Contea, e fa un po’ strano, ma non si può fare a meno di adorarlo. Altrettanto ho apprezzato il suo co-protagonista, Mahershala Ali (Predators (2010), Hunger Games: Il canto della rivoltapremio Oscar 2017 come miglior attore non protagonista per Moonlight), e penso che siano entrambi meritatamente candidati per gli Oscar di quest’anno. Insomma, mica solo Christian Bale è capace di ingrassare a comando!
Una menzione particolare alla bravissima Linda Cardellini, che interpreta la moglie di Tony Lip. Il suo è solo un personaggio secondario, ma è comunque sempre presente anche quando non la si vede, e quando invece c’è la trovo davvero intensa.

Ah ah ah! Ne ho mollata una pesante!

Piccola nota dolente: mi ha infastidita il doppiaggio dei personaggi italoamericani, con quell’accento pseudo-siculo che ci portiamo pesantemente dietro dai tempi de “Il Padrino”,  capish?! Fortunatamente il protagonista non parla sempre così, per la maggior parte del tempo usa un italiano senza inflessioni, e capisco che serva a differenziare la lingua corrente da quella degli immigrati italiani del Bronx, che sicuramente è caratteristica, ma a me sta proprio sul gozzo.

I veri Tony Vallelonga e Don Shirley

Riconoscimenti principali:

  • 2019 – Premio Oscar
    • Miglior film
    • Candidatura per il migliore attore protagonista a Viggo Mortensen
    • Migliore attore non protagonista a Mahershala Ali
    • Migliore sceneggiatura originale a Nick Vallelonga, Brian Currie e Peter Farrelly
    • Candidatura per il miglior montaggio a Patrick J. Don Vito
  • 2019 – Golden Globe
    • Miglior film commedia o musicale
    • Miglior attore non protagonista a Mahershala Ali
    • Migliore sceneggiatura a Brian Hayes, Peter Farrelly e Nick Vallelonga
    • Candidatura per il migliore attore in un film commedia o musicale a Viggo Mortensen
    • Candidatura per il miglior regista a Peter Farrelly

Aspettiamo quindi il 24 febbraio per scoprire se Green Book salirà sul palco del Dolby Theatre per qualche meritata statuetta.

Voto di Crisididentita: 4 Joe Pen su 5
Voto di Doc Brown: 4 Titsburgh su 5

 

Informazioni su Crisididentita

Crisididentita

"Per entrarmi nel cuore e non farmi rimpiangere i soldi del biglietto, un film deve farmi almeno un po' piangere, o ridere, o piangere dal ridere." E-mail di contatto crisididentita@finalciak.com