Bohemian Rhapsody

Categorie: Film, Recensione

Pubblicato il 02-12-2018 alle 20:05

Bohemian Rhapsody (UK-USA|2018|134′)
Regia: Bryan Singer
Sceneggiatura: Anthony McCarten, Peter Morgan
Cast: Rami ‘Mr Robot’ Malek (Freddie Mercury), Lucy ‘Abbona’ Boynton (Mary Austin), Gwilym ‘Clone di Brian May’ Lee (Brian May), Ben ‘Non siamo parenti’ Hardy (Roger Taylor), Joseph ‘tutta questa fatica e siamo ancora in macchina’ Mazzello (John Deacon), Allen Leech (Paul Prenter), Aidan ‘Trust me’ Gillen (John Reid),  Tom Hollander  (Jim “Miami” Beach), Mike ‘allungapene a pompa svedese’ Myers (Rat Foster)
Genere: Drammatico, Biografico, Musical

Trama: Bohemian Rhapsody segue la vita di Freddie Mercury e della sua band, i Queen, a partire dalla loro fondazione nel 1970 quando Freddie conosce Brian May e Roger Taylor, ai quali successivamente si aggiungerà il bassista John Deacon, fino al leggendario concerto del Live Aid del 1985 nello stadio di Wembley a Londra.

Power Rangers! Trasformazione!

Impressioni: Bohemian Rhapsody è stato un progetto travagliato; annunciato da Brian May ormai nel lontano 2010, doveva raccontare la storia della band con Sacha Baron Cohen nel progetto a impersonare Freddie con Peter Morgan come sceneggiatore. Negli anni Sacha si è perso e vari nomi si sono avvicendati sia per la parte del protagonista che per i registi e finalmente, nel 2015 si arriva ai nomi di Rami Malek e di Bryan Singer alla regia.
Per quanto Sacha Baron Cohen possa essere fisicamente più somigliante a Freddie, il lavoro fatto su Rami con le varie protesi ma soprattutto il suo studio sulla mimica e gestualità del cantante è impressionante. In alcune riprese e inquadrature sembra veramente che Freddie sia sullo schermo, per non parlare del lavoro fatto su Gwilym Lee che sembra la digitalizzazione ringiovanita del vero Brian May. Impressionante. Tutto questo poi raggiunge il culmine alla fine del film durante il Live Aid dove tutto ricalca il vero concerto (in tempi più ristretti ovviamente); persino i bicchieri di Pepsi sul pianoforte che usa Freddie sono dello stesso numero e nella stessa posizione (ho controllato, guardate il video su YouTube).
Azzeccata la decisione di usare la vera voce di Freddie per le canzoni, anche se re-mixata con il cantante canadese Marc Matel, anche perché con tutto il rispetto per le qualità canore di Rami (che non conosco), la voce di Freddie Mercury è inconfondibile e cercare di imitarla sarebbe stata una bestemmia, per non parlare dei fan inferociti che avrebbero messo a ferro e fuoco le sale.

Decisamente il mio profilo migliore…

Dal punto di vista stilistico il film è ineccepibile, la scelta delle canzoni, la vita di Freddie tra gli eccessi, la solitudine e la ricerca dell’amore e dell’amicizia, la scoperta e l’accettazione della malattia, hanno fatto scorrere parecchie lacrime in sala. Tuttavia…
Tuttavia ci sono molte imprecisioni e differenze tra ciò che è successo nella realtà e ciò che viene raccontato nella pellicola e questo ha fatto storcere parecchi nasi. E’ abbastanza normale in un film biografico, prima di darlo in pasto al pubblico, che alcune cose vengano un po’ rimaneggiate per accrescere il senso drammatico; qui però si è marciato un po’ troppo su alcuni fatti per far leva sui buoni sentimenti degli spettatori e far produrre a tutti almeno 5 litri di lacrime in più: in particolare nel film Freddie scopre la sua malattia poco prima del Live Aid dell’85 e lo rivela alla band, facendo credere allo spettatore che la scelta delle canzoni del concerto sia dettata dalla consapevolezza della malattia e sulla realizzazione che il tempo era poco per continuare a fare musica. In realtà il test per l’HIV che fece nell’85 diede esito negativo e, nonostante avesse una grave infezione alla gola, decise contro il parere medico di cantare comunque, ma scoprì di essere malato solo nell’87, dopo un successivo test, confidando tutto alla band solo due anni dopo. Tutto ciò per condensare la storia dei successivi 6 anni dei Queen, facendo coincidere l’album Innuendo che è la vera eredità artistica di Freddie con il Live Aid? Può essere.

Porca vacca che vestiti, non siamo troppo ‘Rolling Stones’?

Anche l’arco narrativo della possibile separazione del gruppo è stata modificata, anzi, completamente inventata. In realtà anche altri membri del gruppo fecero dischi da solisti (in particolare May e Taylor) e l’uscita di Mr. Bad Guy del Mercury solista non causò dissapori nel gruppo, tanto meno si parlò di separare i Queen. Questo arco narrativo nel film è molto toccante e fa leva sui valori che Freddie dà alla famiglia e all’amicizia, in particolare quando taglia i ponti con il “malvagio” Paul Prenter che, a detta del gruppo, aveva una pessima influenza su di lui, avendolo portato sulla strada dei party sfrenati a base di alcool e coca, oltre che al sesso promiscuo.
Questa ed altre imprecisioni, come l’ordine cronologico sbagliato di molte canzoni, licenze poetiche ed episodi inventati di sana pianta, fanno storcere il naso ai puristi (e Rotten Tomatoes non ha pietà per questo visto che per ora il film si trova a un non tanto lodevole 61%). E’ curioso che ce ne siano così tante visto che sia May che Taylor hanno preso parte molto attivamente al progetto, quindi chi meglio di loro conosce la loro vera storia? Ad ogni modo posso dire che la sala ha apprezzato molto.

Guardate! Alzo le bacchette proprio come Roger Taylor!

Conclusioni: Bohemian Rhapsody è un ritratto molto romanzato e rimaneggiato di un gruppo leggendario e di un solista indimenticabile. Se li avete amati o almeno cantati sotto la doccia anche solo una volta, dovete vederlo.

Voto di Doc Brown: 3 nani che dispensano doni su 5
Voto di Crisididentità: 4 Love of my life su 5
Voto di Snake Plissken: 4 “Thunderbolt and Lightning, very very frightening me” su 5
Voto di  Bohemian Rhapsody (2018) on IMDb:

 

Informazioni su Doc Brown

Doc Brown

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