Il capitale umano

Categorie: Film, Recensione

Pubblicato il 13-01-2014 alle 21:44

capitale-umanoIl capitale umano (2013, Italia, Francia, 109 min)
Regia: Paolo Virzì
Interpreti: Fabrizio Bentivoglio, Valeria Golino, Matilde Gioli, Fabrizio Gifuni, Valeria Bruni Tedeschi, Guglielmo Pinelli, Luigi Lo Cascio, Giovanni Anzaldo
Scritto da: Francesco Bruni, Francesco Piccolo, Paolo Virzì, Stephen Amidon (romanzo)
Musiche: Carlo Virzì
Genere: Drammatico, Noir

Sulle strade ghiacciate della Brianza, un ciclista viene investito, ma la macchina non si ferma a soccorrerlo. Da questo fatto che sembra messo lì per caso, la narrazione segue tre diversi personaggi nelle loro vite quotidiane, che scorrono parallelamente.
Il primo personaggio di cui esploriamo le vicende è Dino (Fabrizio Bentivoglio), padre di famiglia, divorziato, con la figlia Serena (Matilde Gioli) e la compagna Roberta (Valeria Golino). Dino cerca di entrare nelle grazie di Giovanni Bernaschi (Fabrizio Gifuni), padre di Massimiliano (Guglielmo Pinelli), fidanzato della figlia, perchè lo coinvolga in un investimento vantaggioso.
La storia si sposta poi su Carla, moglie di Giovanni e madre di Massimiliano. Nonostante l’alto tenore in cui vive, la sua vita è vuota ed inconcludente e passa le giornate a fare shopping, ma senza provare emozioni. Dati i precedenti trascorsi come aspirante attrice, sembra ritrovare la passione quando compra un teatro da ristrutturare.
Infine ci troviamo catapultati nella vita di Serena, liceale, che scopriamo aver lasciato Massimiliano, ma continua a frequentarlo per non dare preoccupazioni ai genitori di entrambi. Quando incontra Luca (Giovanni Anzaldo), si innamora veramente di lui.
Con l’avanzare della narrazione, veniamo anche a conoscenza di dettagli sull’incidente del ciclista, che da evento marginale, passerà ad un ruolo significativo nelle vite dei tre protagonisti..

Aspettando di entrare alla proiezione mi sono gustata il green carpet (al cinema Space Moderno non piace il rosso!) del cast, del regista Paolo Virzì, e del compositore Carlo Virzì. Ho visto questo film in seconda fila ai posti più esterni, ma mi consola il fatto che nonstante Valerio Mastrandrea sia sicuramente più VIP di me, era seduto scomodissimamente due file dietro di me!
Ho sempre apprezzato i film a puzzle, dove da diversi punti di vista, si osserva la stessa vicenda, scoprendone a poco a poco ogni dettaglio.

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Virzì riesce pienamente in quest’opera che ha sollevato un pò di polemiche… ma siamo un sito di cinema e non politico, quindi queste chiacchiere lasciamole da parte.
Dicevamo, il film è ottimo, la narrazione si segue bene ed è scorrevole, nonostante sia frammentata nelle diverse storie dei personaggi. A questo proposito Francesco Bruni (sceneggiatore) afferma: “Il film è poliedrico, una sorta di caleidoscopio. I tre capitoli raccontano lo stesso lasso di tempo attraverso un testimone e uno sguardo differente e l’unione dei tre punti di vista fornisce il quadro completo della vicenda. Il film è anche un rompicapo, un giallo che ti porta lentamente alla scoperta della verità, dopo averti fuorviato più volte.”
Virzì lascia da parte la commedia all’italiana che lo caratterizza e si sposta su un misto di suspance americana e dramma francese, lo stesso Virzi aggiunge: “Senza rinunciare ad una corrente sotterranea di ironia, magari stavolta meno tenera, meno dolce, più beffarda, direi. E anche gli eventi drammatici non sono presi di petto con il pathos del melodramma, ma mi pare che si senta dietro un certo disperato sarcasmo, quella cosa che mi piace tanto da lettore e da spettatore in certi autori letterari e cinematografici ebrei americani, quella cosa che loro chiamano dark humour.”

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I temi in campo sono molteplici: l’avidità, la competizione, l’agonismo, una ricchezza ambita attraverso la speculazione, il ruolo marginale della cultura, i conflitti sociali e quelli generazionali.
La pellicola è tratta da un romanzo dello scrittore americano Stephen Amidon: Paolo Virzì lo lesse e ne rimase sorpreso e contattò Amidon proponendogli un adattamento cinematografico; lo scrittore conosceva il regista per “Caterina va in città” ed accettò.
Dice Virzi a riguardo: “Stephen è stato entusiasta fin da subito, da quando l’ho contattato la prima volta via mail dopo essere riemerso emozionato dalla lettura del suo libro, con la convinzione ancora un po’ confusa di farne un film italiano. (…) Ci incoraggiò a fare del romanzo una cosa nostra”
Riguardo al cambio di ambientazione, dal Connecticut alla Brianza, Francesco Bruni afferma: “Il fatto curioso è l’avere trasportato un romanzo ambientato nella provincia americana del Nord est nella Lombardia di oggi: mi ha colpito molto la corrispondenza verosimile tra quello stile di vita e il nostro, evidentemente abbiamo sposato quella cultura e quello stile di vita, ci siamo allineati perfettamente al modello americano.”
Proprio sulla location, il livornese Virzì aggiunge: “Per me finora la Brianza era un territorio esotico, misterioso ed enigmatico”.

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Il montaggio è molto buono e mettere in piedi un puzzle così complesso non dev’essere stat cosa da poco per Cecilia Zanuso, nel concentrarsi sia sulla vicenda, sia sulla strana atmosfera che pervade il film.
Ho lasciato volutamente per ultimi i personaggi attorno a cui ruota la storia.
Questi sono assai ben caratterizzati e molto profondi, complice anche l’ottima interpretazione sia dei nomi più noti (Bentivoglio, Bruni Tedeschi, Gifuni) sia dei novelli Anzaldo, Gioli e Pinelli.
Fabrizio Bentivoglio è Dino Ossola, un ambizioso padre di famiglia, che si lascia fuorviare dall’alto tenore di vita della famiglia Bernaschi da rischiare tutto il suo patrimonio, compromettendo l’equilibrio familiare.
Fabrizio Gifuni interpreta Giovanni Bernaschi, agente di borsa, ossessionato dall’essere sempre il migliore, tanto da opprimere il figlio Massimiliano con questo desiderio di vittoria a tutti i costi.

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Matilde Gioli, alla sua prima esperienza recitativa, è Serena Ossola, figlia di Dino, studentessa, indipendente, che sembra stia compiacendo gli altri, senza avere un destino autentico. Finchè incontra Luca, ragazzo problematico, si farà pienamente coinvolgere nella storia amorosa.
Guglielmo Pinelli, anche lui alla prima esperienza recitativa, è Massimiliano Bernaschi, ragazzo viziato ma fragile, che sente tutta la pressione di dover compiacere il padre vincendo il premio “Studente dell’anno”.
Giovanni Anzaldo interpreta Luca, orfano, disadattato ed emarginato, che conquisterà il cuore di Serena.
Luigi Lo Cascio è Donato Russomanno, professore di Storia del Teatro, interpellato da Carla per la direzione del teatro, troverà in quest’ultima una Musa ispiratrice.
Ultima, ma non meno importante, secondo me l’interpretazione migliore è quella di Valeria Bruni Tedeschi, nei panni di Carla Bernaschi.

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Inizialmente ha l’aria trasognata, conduce una vita vuota, finchè cercherà di dare un senso alla sua vita prendendo le redini del teatro fatiscente, e si ritroverà invece a fronteggiare i problemi familiari, di solito nascosti sotto le apparenze di una famiglia dalla vita felice.
Dice Virzì sull’ettrice: “Ho finalmente coronato il sogno di avere in un mio film una creatura singolare come Valeria Bruni Tedeschi, una che fa vibrare la macchina da presa e che sa essere allo stesso tempo sexy e goffa, intensa e patetica.
Tra l’altro sono un sincero fan dei suoi intelligenti, spiritosissimi e dolenti film da regista.”
Sempre il regista: “Valeria Bruni Tedeschi è una di quelle mogli avvilite dalla loro inutilità, amate purché si accontentino della ricchezza, abbiano solo desideri materiali e innocui, non pretendano di condividere i pensieri del maschio”.

Veramente un buon film, merita sicuramente di essere visto.

Voto di IMDb: 7,7
Voto di Lisbeth Kelevra: 8

 

Informazioni su Lisbeth Kelevra

Lisbeth Kelevra

Collaboratrice ufficiale di FinalCiak. Potete contattarla direttamente scrivendo a lisbethkelevra@finalciak.com

  • Prima o poi devo vederlo, qualche fan di Virzì e di almeno un paio degli attori (Gifuni e Lo Cascio) ;)