Il paradiso degli orchi

Categorie: Film, Recensione

Pubblicato il 24-11-2013 alle 12:48

malauss_ne_filmAu bonheur des ogres (2013, Francia, 92 min)
Regia: Nicolas Bary
Interpreti: , ,
Scritto da: Nicolas Bary, Jérôme Fansten, Serge Frydman, Daniel Pennac (romanzo)
Genere: Drammatico con tinte gialle

Benjamin Malaussene, di professione capro espiatorio, lavora nell’Ufficio Reclami del grande centro commerciale parigino Bonheur Parisien.
Con questo lavoro mantiene fratelli e sorelle (stessa madre, padri diversi): Benjamin incarna la figura paterna, che seda le liti e alla sera racconta loro le storie prima di addormentarsi.
Quando nel grande magazzino esplodono due bombe e Malaussene è sempre presente sul luogo dell’incidente, tutti i sospetti cadono su di lui: inevitabilmente, il capro espiatorio è la persona che cova più rancore verso il negozio.
Benjamin sa di essere innocente, e con l’aiuto della giornalista “zia” Julia, scoprirà chi sta complottando contro di lui per rovinargli la vita.

paradiso orchi 01Partivo assai prevenuta su questo titolo: amo alla follia i romanzi di Daniel Pennac che narrano le peripezie della famiglia Malaussene, ed ero assai curiosa di vedere al cinema il primo capitolo. Per questo motivo, in questa recensione, i paragoni con il romanzo (anzi, i romanzi della saga malausseniana) sono inevitabili.
Per quanto riguarda la trasposizione cinematografica, lo stesso Pennac per anni ha rifiutato di cederne i diritti, bocciando molte sceneggiature in cui non riconosceva a pieno i suoi pesonaggi; quella propostagli da Bary lo ha convinto più delle altre, e sempre Pennac ha dichiarato “Non mi aspettavo né fedeltà, né tradimento, perché quando si fa un adattamento cinematografico cambia completamente il modo di esprimersi. Quando un autore di romanzi affida il proprio libro a un regista deve essere abbastanza saggio da non aspettarsi assolutamente nulla ed essere solo curioso verso il risultato.”
Risultato che, a parer mio, cattura il pubblico, anche se non si conosce affatto il romanzo e la sgangherata famiglia Malaussene.
I personaggi ci sono tutti, e tutti con le loro peculiarità: Therese con la passione per l’astrologia, Jeremy il casinista, l’ingenuo Il Piccolo.
La figura cinematografica di Louna incarna la figura letteraria di Clara, condividendone l’istinto materno e protettivo verso i fratelli ed il carattere calmo e pacato.

paradisoorchiLa famiglia Malaussene: da sinistra Louna, Jeremy, Benjamin, Il Piccolo, Therese

La “Zia” Julia me l’aspettavo più formosa, con più curve, ma Bérénice Bejo si cala benissimo nei panni della focosa giornalista.
Un ottimo Kusturica interpreta lo “zio” Stojil, serbo (come l’attore), guardiano notturno dei grandi magazzini, con qualche scheletro nell’armadio ed inguaribile compagno di scacchi di Benjamin.
Piccolo cameo di Isabelle Huppert alla fine del film, nei panni della regina Zabo, personaggio che avrà maggior ruolo in un eventuale seguito.
Ultimo ma non meno importante, lui, Benjamin Malaussene.
Dalle poche scene dei trailer che ho visto, Raphaël Personnaz non era per niente come avevo immaginato Benjamin Malaussene, aveva l’aria troppo infantile e troppo poco malausseniana. Vedendo il film per intero mi sono ricreduta, quelle poche scene non gli rendevano per niente giustizia.

il-paradiso-degli-orchiDa sinistra: “zio” Stojil (Kusturica), “zia” Julia (Bejo) e Benjamin (Personnaz)

Quando si prende le cazziate dal suo capo Lehman, ispira realmente compassione, sia in chi sta reclamando, sia nello spettatore.
L’idea geniale e surreale che sta alla base del personaggio è proprio questa: il mestiere di capro espiatorio. Essere pagati per prendersi i peggio cazziatoni dal capo di fronte ai clienti che presentano un reclamo; farsi rivoltare come un calzino ed essere minacciato di licenziamento per far pena ai clienti che, preoccupati per la sorte del povero impiegato, ritirano sempre il reclamo e rinunciano alle vie legali.
Questa del capro è per Benjamin una vera e propria condizione esistenziale, non può farne a meno, è nato per fare il capro.
Ed infatti quando fioccano le bombe al grande magazzino, la polizia ci mette poco a sospettarlo degli ordigni, e di fronte alla storia dell bizzarro mestiere, i sospetti su Benjamin aumenteranno.

paradiso orchi 02Una nota dolente è l’assenza di Belleville: pittoresco quartiere multietnico di Parigi, dove ha sede casa Malaussene, è anche il luogo di riflessione di Benjamin: con la scusa di portare a spasso il cane Julius, Ben vaga per il quartiere e si perde in intricate elucubrazioni, che però gli chiariscono la mente e gli salvano la vita. Inoltre proprio nel quartiere risiedono vari membri della famiglia allargata, che sostengo ed aiutano Benjamin durante le sue peripezie.
Bary ha volutamente omesso il legame con Belleville per dare più risalto ai rapporti familiari che scorrono tra i personaggi.
Altra nota dolente, la tecnologia: il Benjamin dei romanzi vieta l’uso della TV in casa, e si sostituisce ad essa raccontando storie più o meno di fantasia ai fratelli e sorelle. Nel film invece hanno tv e computer, e la cosa fa perdere un pò il fascino dell’atipicità propria della famiglia. Forse questo è stato un espediente cinematografico per adattare
il romanzo, che si svolge negli anni ’80, all’età contemporanea; Pennac si è stupito di questo, dichiarando “Sono riusciti a tirar fuori un bel film moderno da un romanzo preistorico”.

paradiso-degli-orchi 02In sintesi: film soddisfacente, non troppo attaccato al romanzo, ma che cammina bene sulle sue gambe. Per chi come me avrà letto e si è affezionato ai romanzi, certe discrepanze si notano, ma il risultato è comunque gradevole.

Voto di IMDb: 5,1
Voto di Lisbeth Kelevra: 8

 

Informazioni su Lisbeth Kelevra

Lisbeth Kelevra

Collaboratrice ufficiale di FinalCiak. Potete contattarla direttamente scrivendo a lisbethkelevra@finalciak.com