Diaz: Don’t Clean Up This Blood

Categorie: Film, Recensione

Pubblicato il 06-05-2012 alle 11:58

Claudio Santamaria (Max Flamini), Jennifer Ulrich (Alma Koch), Elio Germano (Luca Gualtieri), Fabrizio Rongione (Nick Janssen), Paolo Calabresi (Francesco Scaroni), Renato Scarpa (Anselmo Vitali). Predotto da Domenico Procacci. Diretto da Daniele Vicari.
Genere: Drammatico. (Italia, 2012, 127 minuti)

Recensione a cura di Neo con la collaborazione di Axel Foley

Recensione con l’aiuto di Wikipedia e dell’intervista al regista Daniele Vicari e al produttore Domenico Procacci a Che Tempo Che Fa che vi invitiamo a vedere: Parte 1 e 2.

Citazione iniziale da Amnesty International: “La più grave sospensione dei diritti democratici in un Paese occidentale dopo la seconda guerra mondiale”.
Un episodio che fu addirittura definito da un rappresentante delle stesse forze dell’ordine come “un selvaggio pestaggio da macelleria messicana“.

Partiamo dal presupposto che i fatti narrati sono tratti dagli atti giudiziari e quindi si tratta di un film-documentario su ciò che è accaduto realmente nel nostro Paese nella notte fra il 21 e il 22 luglio 2001 alle 93 persone che erano nella scuola Diaz di Genova.

Prima di entrare in sala ognuno di noi ha una conoscenza più o meno generica delle violenze avvenute nei giorni del G8, ma dopo aver visto Diaz si resta senza parole perchè la democrazia e l’umanità sono andati in frantumi con queste vicende.
Terribile la sequenza dell’assalto della scuola dove la tensione è a mille nonostante si sappia esattamente che cosa sta per succedere, ma questo è solo l’inizio, perchè la tortura prosegue nella caserma/carcere di Bolzaneto dove un senso di angoscia pervade lo spettatore. Alla fine della proiezione non si ha assolutamente voglia di scherzare.

L’invito è quello di trovare la forza di vedere questo film, perchè solo così i nostri occhi possono spalancarsi di fronte alla violenza dell’uomo contro l’uomo, ovvero vivendo in prima persona quella che Karl Jaspers indica come la “colpa metafisica”, che è la forma più radicale di colpevolezza dopo quella giuridica, politica e morale perchè rappresenta “l’infrazione del principio di solidarietà tra gli uomini, senza il quale viene messa a rischio l’appartenenza al genere umano che poggia sul riconoscimento di se stessi nell’altro”.

Non se la passano bene ultimamente le forze dell’ordine, ma questo è un film da vedere, soprattutto per chi lo considera di parte, perchè se il precedente ACAB e Act of valor sono di parte, sono pur sempre storie frutto della fantasia, questo film invece, che come già detto è basato sugli atti giudiziari, rappresenta un pezzo della nostra storia e non è giusto che vada nel dimenticatoio.

Voto di IMDb: 7,8
Voto di Neo: 9
Voto di Axel Foley: 9
Voto di Snake Plissken: 8 (più come documentario che come film)

 

Informazioni su Axel Foley

Axel Foley

Membro fondatore di FinalCiak. Potete contattarlo direttamente scrivendo a axelfoley@finalciak.com

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