Alfred Hitchcock

Categorie: Recensione, Scheda

Pubblicato il 08-01-2013 alle 8:00

Lo so, il tema è un pò datato, ma penso che ogni sito di cinema coi cosiddetti debba concedere uno spazio a questo regista, sicuramente un gran protagonista della storia del cinema. E noi, direi, abbiamo le carte in regola per avere una scheda su di lui!

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Soprannominato a ragion veduta “il maestro della suspense”, riesce benissimo a caricare di ansia e tensione lo spettatore, senza terrorizzarlo e farlo saltare sulla sedia ed anche alle visioni successive dei film, questo clima crescente di angoscia si mantiene, nonostante si sappia come vada a finire.Disse lo stesso Hitchcock: “La suspense, al contrario del mistero, è dare informazioni al pubblico in modo da farlo preoccupare.”Il modo in cui racconta la storia è semplice, si focalizza sui dettagli, giocando abilmente con le inquadrature: basti pensare alla scena della doccia di “Psyco”, non dura nemmeno un minuto ma viene ripresa da decine di angolazioni diverse e frammentarie.
Ossessionato dalla figura femminile statuaria, spesso bionda e con l’aspetto rassicurante, le sue femmes fatale furono Ingrid Bergman, Grace Kelly, Kim Novak e Tippi Hedren; con quest’ultima nacque un rapporto morboso, che portò la donna ad un esaurimento nervoso sul set de “Gli uccelli”, quando Hitchcock la fece realmente ferire da alcuni volatili durante le riprese. Nel girare “Marnie”, sempre con la Hedren come protagonista, i due erano talmente ai ferri corti da non parlarsi se non con l’aiuto di intermediari.
Dario Argento lo considera il suo maestro e ha ampiamente dimostrato la sua devozione nel film per la TV “Ti piace Hitchcock?” del 2005.
François Truffaut apprezzava moltissimo Hitchcock e realizzò una lunga intervista al maestro: alcune citazioni riportate di seguito sono tratte dal libro risultante “Il cinema secondo Hitchcock”.
A novembre 2012 (negli USA, in Italia da febbraio 2013), la figura del regista viene portata sul grande schermo da Sir Anthony Hopkins, dopo ore di trucco per ingrossare naso, collo e pancia, nel film di Sacha Gervasi. La pellicola racconta la sfida del maestro che si mise contro tutto e tutti ad Hollywood per produrre “Psyco” e la sua storia d’amore con la moglie Alma Reville, interpretata da Helen Mirren, sua compagna ed aiuto nelle decisioni cinematografiche.

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Hitchcock sulla sinistra, ed un truccatissimo Hopkins sulla destra.

Hitchcock appare in brevi cameo in molti dei suoi film: iniziata come esigenza tecnica (non c’erano abbastanza comparse e bisognava fare numero), l’usanza continuò poi per scaramanzia fino a divenire caratteristica propria dell’autore; ogni recensione si concluderà con l’inserto “Dov’è Hitchcock?” che ne rivelerà l'”apparizione”, se volete mettere alla prova la vostra vista, saltate le righe e scopritelo da soli, se siete inguaribili pigroni come la sottoscritta, leggetele pure!
Nelle recensioni ho omesso anche il genere, visto che si tratta all’unanimità di Mistery e Thriller.
End nau, ledis end gentelmen, (rullo di tamburi) mister ALFRED HITCHCOCK!

Rebecca, la prima moglie

Rebecca (1940, USA, 130 min)
Interpreti: Laurence Olivier, Joan Fontaine
Scritto da: Robert E. Sherwood (sceneggiatura), Joan Harrison (sceneggiatura), Philip MacDonald (adattamento), Michael Hogan (adattamento), Daphne Du Maurier (romanzo)
Musiche: Franz Waxman

Una dama di compagnia viene notata dal facoltoso gentiluomo Massimo de Winter, che la prende in sposa. Tornati nel castello di lui in Inghilterra, la donna dovrà convivere col disagio ed i continui paragoni alla perfetta Rebecca, la precedente e defunta moglie di Massimo. Lo stesso è ancora ossessionato dal suo ricordo, che rende il rapporto con la nuova moglie difficoltoso.

L’inizio ha un’atmosfera onirica, anzi la protagonista dichiara che proprio nel mondo dei sogni percorre il viale che porta al castello. Poi la storia sembra quella di Cenerentola: la ragazza umile sposa il riccone di turno e si trova proiettata in una vita non sua; il senso di inadeguatezza ad ogni situazione è aumentato dai continui riferimenti alla perfezione di Rebecca.
Nessuno sembra averla dimenticata, le sue cose non sono state date via, ma custodite gelosamente come se lei fosse ancora in vita.
Nessuno riferisce alla protagonista (e di conseguenza allo spettatore) gli avvenimenti sulla morte di Rebecca per filo e per segno, parlano tutti per allusioni, sembrano solo sottolineare la sua inferiorità rispetto alla prima signora de Winter.
Il fatto che il personaggio interpretato da Joan Fontaine non abbia nome è un ulteriore segno di contrasto con Rebecca, il cui nome è messo talmente in risalto da essere il titolo del film e viene spesso pronunciato.
Troppo lento e romantico per i miei gusti, anche se verso la fine il ritmo si risolleva e si carica di mistero per la ricerca sull’identità e sulla morte di Rebecca.

Dov’e Hitchcock?: Lo vediamo passare dietro alla cabina telefonica in cui sta telefonando Jack Favell (Sanders) (123 min.).

Voto IMDb: 8,3 Top 250: #124
Voto di Lisbeth Kelevra: 5

Io ti salverò

Spellbound (1945, USA, 111 min)
Interpreti: Ingrid Bergman, Gregory Peck
Scritto da: Ben Hecht (sceneggiatura), Angus MacPhail (adattamento)
Musiche: Miklós Rózsa

La dottoressa Peterson (Ingrid Bergman) si invaghisce del nuovo direttore (Gregory Peck) della casa di cura in cui lavora. Dopo alcuni suoi strani comportamenti, la donna si rende conto che l’uomo non è chi dice di essere; di fronte alle accuse di lei, il falso direttore non sa dare spiegazioni sulla sua reale identità. Sarà compito della dottoressa, con l’aiuto della psicanalisi, fargli recuperare il proprio passato.

Bella storia d’amore, con la donna nel ruolo di protettrice, che tenta anche l’impossibile per salvare l’uomo che ama. La suspense si insinua abilmente nella trama romantica e rende movimentata la narrazione: sin dai primi minuti è evidente che il “dottor Edwards” ha dei problemi se vede delle righe parallele e viene spontaneo domandarsi il perchè di tale fenomeno. A questo si susseguono altri interrogativi sull’identità reale di Gregory Peck, che verrà rivelata a poco a poco e riserverà risvolti inaspettati.
Questo è uno dei primi film a trattare il tema della psichiatria: l’idea venne al produttore David O.Selznick, che volle sul set la sua analista, di cui era entusiasta, come consulente; Hitchcock ebbe numerosi contrasti con la donna e quando questa obiettò sull’inesattezza dell’analisi mostrata nel film, il maestro rispose: “Mia cara, è solo un film!”.
Selznick suggerì anche la scena in cui si aprono una serie di porte, dopo il primo bacio tra Gregory Peck e la Bergman, a simboleggiare l’innamoramento.
Due annotazioni vanno fatte inoltre per la colonna sonora e per la sequenza onirica di Gregory Peck.
Miklòs Ròzsa, per evidenziare le sequenze di amnesia, del sogno e dei ricordi “ritrovati”, introduce il theremin, il primo strumento elettronico; poco ha a che fare con Hitchcock, ma sapete chi è un improbabile virtuoso del theremin? Jimmy Page, nel solo di Whole lotta love.
Nella sequenza onirica, anche se non avete letto i titoli di testa, noterete sicuramente lo zampino di Dalì: è infatti proprio lui che ha collaborato nella realizzazione del sogno, ed in teoria la scena sarebbe stata molto più complessa, ma il produttore Selznick, la tagliò fino alla durata attuale. Adoro moltissimo Dalì e direi che la scena non ha per niente l’atmosfera del sogno tranquillo e rilassato, ma mette molta tensione.

Dov’è Hitchcock?: Lo vediamo uscire dall’ascensore, nella hall dell’albergo dove alloggiano Constance Peterson (Bergman) e John Ballantine (Peck) (36 min.).

Voto IMDb: 7,7
Voto di Lisbeth Kelevra: 7

 


Nodo alla gola / Cocktail per un cadavere

Rope (1948, USA, 80 min.)
Interpreti: James Stewart, John Dall, Farley Granger
Scritto da: Arthur Laurents (sceneggiatura), Hume Cronyn (adattamento), Patrick Hamilton (opera teatrale)
Musiche: Leo F. Forbstein

Brandon (John Dall) e Phillip (Farley Granger) uccidono il loro amico David (Dick Hogan) e ne nascondono il corpo dentro un’ antica cassapanca.
Per non destare sospetti, imbandiscono poi il buffet sulla stessa, avendo in programma un rinfresco con conoscenti. La serata scorre tra gli ospiti ignari della presenza del cadavere. Finchè un vecchio istitutore non si insospettice…

Nella versione italiana la traduzione dei dialoghi ha fortemente penalizzato il significato dell’omicidio: in originale, Pillip e Brandon uccidono David per il puro piacere edonistico dell’atto, ben premeditato come fanno intuire i guanti indossati dai due e l’assenza della cameriera, mandata a comprare una pietanza particolare; dai discorsi in italiano, i due sembrano uccidere David per caso dopo una litigio, e così va a farsi benedire tutto il gusto del film.
La trama non è elaborata e l’azione è assente, ma nonostante questo la tensione si instaura nello spettatore per la possibilità che qualcuno scopra il cadavere, di fianco a cui banchettano gli ospiti.
Inoltre lo spavaldo Brandon fa continue allusioni alla persona deceduta, identificandosi addirittura come appartenente ad un’ipotetica classe privilegiata di assassini.
Il film è girato come se fosse un unico piano sequenza: sono invece una decina di piani sequenza di dieci minuti ciascuno, della lunghezza cioè di un rullo di pellicola; le giunzioni tra un’inquadratura e l’altra sono mascherate nelle zoomate in avanti e all’indietro sulle schiene dei personaggi, o dall’apertuta della famigerata cassapanca, così da rendere il movimento della cinepresa fluido ed unitario.
Questa idea venne ad Hitchcock poichè nell’opera teatrale il tempo della storia corrispondeva al tempo dell’azione, senza flashback o salti avanti, quindi volle osare ed invece di mantenere una monotona inquadratura sulla scena, fa scorrere la macchina da presa come se fosse un ospite invisibile al banchetto, che carpisce le informazioni e le coincidenze relative al delitto, ma che solo lo spettatore può cogliere essendo a conoscenza dell’accaduto.
Per far passare la cinepresa, una serie di inservienti spostavano i mobili e le finte pareti per farla passare da una stanza all’altra.
A questo proposito Truffaut disse ad Hitchcock: “… lei è severo quando parla di “Nodo alla gola” come di un’esperienza stupida; credo che un film come questo rappresenti qualcosa di molto importante in una carriera; è la realizzazione di un sogno che ogni regista deve accarezzare in un certo periodo della sua vita, il sogno di poter legare le cose in modo da ottenere un solo movimento”
Patrick Hamilton, per scrivere l’opera teatrale da cui è tratto il film, si ispirò ad un reale omicidio: nel 1924, una coppia di omosessuali, N. Leopold e R. Loeb, uccisero un bambino senza un vero movente se non per il solo gusto di farlo.
Nonostante il Codice Hays proibisse la rappresentazione di situazioni omosessuali sullo schermo, Hitchcock non si curò di tale divieto, e diede aspetti tipici di una coppia a Brandon e Pillip: il primo dominante, sicuro di sè e freddo, anzi scherza sull’omicidio, che invece sconvolge il secondo, timoroso e debole, risultando l’unica nota stonata in un piano perfetto.

Dov’è Hitchcock? All’inizio del film, subito dopo i titoli di testa, cammina a fianco ad una donna sul marciapiede.

Voto IMDb: 8,1 Top 250: #206
Voto di Lisbeth Kelevra: 7

Delitto per delitto / L’altro uomo

Strangers on a Train (1951, USA, 101 min.)
Interpreti: Farley Granger, Robert Walker
Scritto da: Raymond Chandler(sceneggiatura), Czenzi Ormonde (sceneggiatura), Whitfield Cook (adattamento), Patricia Highsmith (romanzo)
Musiche: Dmitri Tiomkin

Bruno (Robert Walker) e Guy (Farley Granger) sono due totali sconosciuti fino a quando, per pura coincidenza, si trovano a viaggiare l’uno di fronte all’altro sullo stesso treno. Bruno ha delle grane col padre, mentre Guy le ha con la moglie ed un difficile divorzio.
A Bruno viene un’idea: uno dovrebbe uccidere la persona scomoda dell’altro, così da non avere movente per l’omicidio e vedersi sbarazzati dei rispettivi problemi. Guy la prende solo come ipotesi, ma si troverà invischiato in un gioco asfissiante, che gli condizionerà la vita.

L’inizio sa di fiabesco, quasi un “C’era una volta”, i volti dei protagonisti non vengono subito inquadrati, anzi la prima e sola cosa che si vede per un pezzo sono le scarpe!
Buona l’idea dello scambio di omicidi, come sempre il tema del doppio e dello scambio viene mostrato nelle sue sfaccettature; a proposito Truffaut disse: “Il film è sistematicamente costruito sul numero “due” e, anche qui, i due protagonisti potrebbero benissimo chiamarsi con lo stesso nome, Guy o Bruno, perché si tratta chiaramente di un solo personaggio diviso in due.”
La trama è incalzante e l’ultimo quarto d’ora ti tiene veramente sulle spine, proprio incollato allo schermo.
Notevole la sequenza dell’omicidio mostrata come riflessa dagli occhiali caduti alla vittima, molto più complessa di come sembra: la visione è infatti distorta e l’angolatura è dal basso, e viene ancora oggi studiata come esempio nei corsi di cinema.
SPOILER
La scena della giostra è un esempio di film nel film ed è girata con semplice ma efficacissimo e quasi invisibile trucco: come per le scene in macchina dei film dell’epoca, le sequenze sullo sfondo sono proiettate dietro agli attori che recitano in un set fisso, così da dare l’illusione che la giostra (o il veicolo) si muovano.
La sequenza dell’uomo che si infila sotto la giostra è stata girata in undercranking (time-lapse, diminuendo cioè la frequenza degli scatti al secondo ma venendo essi proiettati alla velocità standard di 24 scatti/secondo, l’immagine risulta accelerata); Hitchcock la definì come l’azione più pericolosa dei suoi film visto che l’uomo non è uno stuntman, bensì un giostraio offertosi volontario.
Anche per il collasso della giostra, Hitchcock proiettò le immagini sullo sfondo: filmò un modellino che veniva fatto saltare in aria con una piccola carica di esplosivo; combinando con abilità queste immagini, con la folla urlante ed i cavalli di legno, l’impressione che la giostra cada realmente c’è tutta!
Quando la fidanzata Anna con il padre e la sorella aspettano notizie di Guy, Hitchcock volle mettere in risalto il telefono, unico mezzo di comunicazione, pur riprendendo i tre sullo sfondo: la tecnologia delle lenti dell’epoca non consentiva una messa a fuoco di oggetti/persone sia ravvicinate che distanti, quindi il Maestro si fece costruire una copia gigante di un telefono e la piazzò in primo piano, sostituendolo però quando Anna risponde.
Le scene in esterno sono state girate alla Pennsylvania Station di New York, alla fermata ferroviaria di Danbury Connecticut (Metcalf nel film) e in altre località nei dintorni di Washington D.C.. Gli esterni del parco divertimenti invece vennero girati a Canoga Park, in California.
Le scene del pubblico alla partita di tennis furono girate dalla troupe alla finale della Coppa Davis del 1950, al West Side Tennis Club a Forest Hill (New York).

Dov’è Hitchcock?: Sale sul treno con un contrabbasso mentre Granger scende (10 min.).

Voto di IMDb: 8,2 Top 250: #138
Voto di Lisbeth Kelevra: 8

 

Il delitto perfetto

Dial M for Murder (1954, USA, 105 min.)
Interpreti: Ray Milland, Grace Kelly, Robert Cummings
Scritto da: Frederick Knott (sceneggiatura ed opera teatrale)
Musiche: Dmitri Tiomkin

Tony Wendice (Ray Milland) è sposato con la benestante Margot (Grace Kelly); quando scopre che la consorte ha una relazione extraconiugale con Mark (Robert Cummings), Tony ha paura del divorzio e di dover rinunciare alla vita di lusso che conduce.
Sfruttando il fatto di essere l’unico beneficiario nel testamento di Margot, ingaggia un suo ex compagno di università, ricattandolo,affinchè gli uccida la moglie. Tony ha pianificato tutto nei minimi dettagli, dall’alibi all’omicidio, ed è sicuro di sè.
Non tutto va come previsto e le indagini della polizia prenderanno una piega inaspettata.

Svolgendosi tutto all’interno di una stessa stanza, il film manca di azione vera e propria. La trama è buona, ma senza l’aiuto visivo di sequenze movimentate, va a rilento.
Prima collaborazione dell’impeccabile Grace Kelly con Hitchcock: l’attrice viene fatta vestire con colori brillanti all’inizio del film che vanno a scurirsi mano a mano che la vicenda si fa più intricata.
Questo film fu girato in stereoscopia (tecnica che permette la visione di immagini tridimensionali, insomma l’antenato del 3D), ma nonostante i problemi relativi alle riprese (la telecamera aveva dimensioni enormi), venne proiettato in 2D, ma si può vedere l’effetto del 3D in alcune scene come quella dell’omicidio.
L’interrogatorio di Margot, girato con un lungo primo piano di una muta Grace Kelly su uno sfondo dai colori brillanti, precede le atmosfere oniriche ne “La donna che visse due volte”.
SPOILER!
Hitchcock inserisce l’elemento ironia nella meticolosa preparazione del delitto, nella sua descrizione ed in tutte le risposte che dà Tony a Margot ed alla polizia; l’unica cosa che non ha previsto è, come gli rammenta Mark, che “Nei romanzi le cose vanno come l’autore vuole che vadano, ma nella vita no!”

Dov’è Hitchcock?: Lo troviamo in una foto indicata da Milland (13 min.).

Voto di IMDb: 8,2 Top 250: #167
Voto di Lisbeth Kelevra: 6,5

 

La finestra sul cortile

Rear Window (1954, USA, 112 min)
Interpreti: James Stewart, Grace Kelly, Thelma Ritter
Scritto da: John Michael Hayes (sceneggiatura), Cornell Woolrich (racconto)
Musiche: Franz Waxman

Il fotografo Jeffries (James Stewart) è costretto su una sedia a rotelle per un’ingombrante ingessatura alla gamba. Per ingannare le giornate, osserva dentro gli appartamenti che si affacciano su un cortile comune. Al suo voyeurismo si alternano le discussioni con la fidanzata Lisa (Grace Kelly), che vorrebbe sposarlo e tenerlo vicino a sè.
Una sera, nel cortile riecheggia un urlo, dopodichè comincia il losco andirivieni di un inquilino, il sig. Thorwald (Raymond Burr), sotto la pioggia. La mattina dopo Jeff nota che la signora Thorwald è scomparsa ed insieme a Lisa e all’infermiera Stella (Thelma Ritter) comincia ad indagare sul destino della donna.

Il film inizia con un lungo piano sequenza sul cortile e sui sugli abitanti dei vari appartamenti che si affacciano su di esso, per poi entrare nella camera di Jeff e, con pochi dettagli su fotografie e macchine fotografiche, ci presenta anche il nostro protagonista.
Nel film emergono la sua smodata passione per il mestiere, il suo istinto nomade e una certa propensione per le missioni rischiose: tutte cose in assoluto contrasto con la vita matrimoniale e regolare che gli offrirebbe l’altolocata Lisa. Il rapporto di coppia è, dopo il mistero, il tema trainante del film: Jeff dal suo palco, osserva scorci di relazioni e solitudini, che lo fanno riflettere sulla vita matrimoniale.
Truffaut disse a proposito della pellicola “… James Stewart dalla sua finestra si trova nella situazione di uno spettatore che guarda il film”.
Una delle scene più romantiche del cinema, secondo me, è quella del bacio in slow-motion di Grace Kelly a James Stewart appena svegliatosi dalla pennichella, entrambi illuminati dalla luce del tramonto. Un tocco di gran classe.
A James Stewart calza a pennello la veste di scapolone squattrinato e spione; Grace Kelly divina nella parte della perfetta fidanzata, esattamente l’opposto di Jeff.
Infelice il ruolo di Raymond Burr: per uno strano scherzo del destino, la sua interpretazione più famosa è quella dell’avvocato Perry Mason!
Nei titoli di testa, la colonna sonora viene attribuita a Franz Waxman: suoi sono solo i brani di apertura e chiusura e la canzone Lisa; tutti gli altri brani furono scelti da Hitchcock dal catalogo Paramount.
Il cortile e relativi palazzi sono stati ricostruiti nei piccoli studi della Paramount: per permetterne l’intero sviluppo in altezza, hanno dovuto far poggiare il cortile ove in precedenza era il seminterrato del teatro di posa.
Per l’illuminazione delle stanze dei vari appartamenti alle relative ore del giorno (notte, giorno pieno, tramonto e crepuscolo), sono stati costruiti quattro sistemi di illuminazione indipendenti.

Dov’è Hitchcock?: E’ il maggiordomo del musicista (25 min.).

Voto di IMDb: 8,7 Top 250: #28
Voto di Lisbeth Kelevra: 8

 

Caccia al ladro

To catch a thief (1955, USA, 106min.)
Interpreti: Cary Grant, Grace Kelly, Jessie Royce Landis
Scritto da: John Michael Hayes (sceneggiatura), David Dodge (romanzo)
Musiche: Lyn Murray

In Costa Azzurra si susseguono dei misteriosi furti: le caratteristiche ricordano quelli del famoso ladro John “il Gatto” Robie (Cary Grant), che dopo la guerra si è ritirato dalle scene. La polizia non crede all’innocenza di John, che riesce a sfuggirgli ed elabora l’unico piano plausibile: cercherà di immedesimarsi nel criminale e di prevedere i suoi furti per acciuffarlo da sè.
Nella ricerca di possibili prede si imbatte in Frances Stevens (Grace Kelly), in cerca di un uomo che sia interessato alla sua persona piuttosto che al suo patrimonio.

La trama è vivace e movimentata dal perenne inseguimento della polizia ai danni di Cary Grant, dato che nessuno crede nella sua innocenza; per conservare la sua libertà, quest’ultimo è assolutamente motivato a trovare il vero colpevole.
Audace Grace Kelly, che da personaggio di contorno con poche battute, diventa un cardine della storia quando stampa un bel bacio sulle labbra di uno stupito Cary Grant.
Il carattere del personaggio è all’apparenza freddo e distaccato, ma a tratti risulta impulsivo, come nella scena di gelosia e nell’accusare apertamente Cary Grant.
La trama romantica non disturba la visione, che risulta scorrevole.
Gli inseguimenti ripresi dall’elicottero furono una novità per l’epoca.
L’inseguimento in auto sui tornanti della Costa Azzurra è quasi un infausto presagio della prematura scomparsa di Grace Kelly, nel 1982, proprio su quelle strade.

SPOILER
Epocale la faccia di Cary Grant alla notizia che la suocera andrà a vivere da lui!

Dov’è Hitchcock?: Lo troviamo seduto in fondo all’autobus di fianco a Grant (10 min.).

Voto di IMDb: 7,5
Voto di Lisbeth Kelevra: 7,5

 

La donna che visse due volte

Vertigo (1958, USA, 128 min.)
Interpreti: James Stewart, Kim Novak, Barbara Bel Geddes
Scritto da: Alec Coppel (sceneggiatura), Samuel A. Taylor (sceneggiatura), Pierre Boileau (romanzo “D’Entre Les Morts”) , Thomas Narcejac (romanzo “D’Entre Les Morts”)
Musiche: Bernard Herrmann

John “Scottie” Ferguson, durante un inseguimento sui tetti, assiste alla morte di un collega poliziotto. Cominciando a soffrire di acrofobia (paura delle altezze), si ritira dal corpo di polizia. Ormai fuori combattimento, viene richiamato in azione da un suo vecchio collega di università, Elster, che gli chiede di seguire la moglie Madeleine; Elster è preoccupato dalla salute mentale della donna, che dà segni di una doppia personalità.
John si dedica anima e corpo nell’inseguire la donna, arrivando anche a salvarla quando questa si getta nella baia di San Francisco.
Dopo questo incontro, i sentimenti protettivi di John verso la donna vanno al di là dell’aspetto professionale, ed entrambi cercheranno di scoprire cosa c’è dietro alla personalità multipla di Madeleine.

SPOILER: Non si può descrivere a pieno questo film senza spoilerare!
Il film è molto, ma molto lento, eppure appassionante, nel raccontare la crescente ossessione di John per la bionda femme fatale Madeleine, la sua impotenza e conseguente depressione nel non essere riuscito a salvarla, la ritrovata gioia di vivere nell’incontro con Judy e la cura ossessiva con cui tenta di ricostruire l’immagine, seppur fittizia, di Madeleine.
James Stewart si cimenta stavolta con un personaggio insicuro e malinconico, follemente catturato da Madeleine. Kim Novak interpreta una fragile Madeleine, una inizialmente dura Judy, che lascia però il posto ad una donna innamorata che farebbe tutto per conquistare l’uomo che ama, anche lasciarsi trasformare in un’altra persona, sempre con la speranza che John riesca ad amarla come Judy e non come Madeleine.
Il tema del doppio è rappresentato al meglio, visto che lo spettatore conosce l’ambivalenza Madeleine-Judy: il purtroppo forzatissimo flashback di Judy, tramite il quale lo spettatore conosce la verità, si distacca dal romanzo originale, in cui la duplice identità viene svelata nelle ultime pagine sia al protagonista che al lettore; Hitchcock lo volle quasi a metà del film per spostare l’attenzione dall’iniziale doppio gioco di Judy mentre impersona Madeleine, mandato poi a monte dal reale innamoramento per John, e la difficoltà anche per lei nel portare avanti la messinscena. Il suo primo impulso, quando John la ritrova, è quello di scappare confessandogli la verità; invece, trasportata dall’amore che ancora prova per lui, si presta al gioco quasi perverso di lui nel ricreare la persona scomparsa.
Assolutamente perfetta la scena in cui Judy, totalmente trasformata in Madeleine, esce dal bagno della camera da letto, avvolta da una nebbiolina, con le sembianze di un fantasma, che incede verso la telecamera, con gli archi magistralmente orchestrati da Herrmann, e della ripresa a 360° della coppia che si bacia, con lo sfondo che si sposta dalla camera da letto alla rimessa delle carrozze, dove John ha baciato per l’ultima volta Madeleine.
Stupendi anche i titoli di testa di Saul Bass, sempre col tema di Herrmann, con le epitrocoidi (dai, non è una parolaccia!) che introducono le atmosfere oniriche del film.
La sequenza denominata “Vertigo’s effect”, che viene usata quando si manifesta la fobia nel protagonista, è stata realizzata unendo una zoomata con una carrellata all’indietro; il risultato ha fatto epoca. Le scale interne alla torre per realizzare questa inquadratura sono un modellino.
Peccato per la lentezza e per la rivelazione anticipata, comunque rimane un film che ha fatto epoca: all’uscita non venne apprezzato, forse perchè troppo all’avanguardia, un ampio consenso da parte del pubblico lo ha ottenuto una decina di anni dopo la sua uscita.

Dov’è Hitchcock?: Passeggia davanti ai cantieri navali di Elster (10 min.).

Voto di IMDb: 8,5 Top 250: #49
Voto di Lisbeth Kelevra: 8

 

Intrigo internazionale

North by Northwest (1959, USA, 136 min)
Interpreti: Cary Grant, Eva Marie Saint, James Mason
Scritto da: Ernest Lehman
Musiche: Bernard Herrmann

Il pubblicitario Roger Thornhill (Cary Grant) è vittima di tremendi malintesi: un gruppo di spie lo cerca per eliminarlo, mentre la polizia lo cerca perchè è convinta che sia un assassino. Roger dovrà impegnarsi con tutte le sue forze per scoprire da chi sta scappando e poter così dimostrare la sua innocenza.

La trama è ottima e riprende molti temi dei precedenti film, quali lo scambio di persona, l’innocente accusato e l’ambiguità in generale. I primi 40 minuti sono tiratissimi, sempre col fiato sospeso, quando entra la donna diventa un pò troppo romantico per i miei gusti, però i colpi di scena continuano.
Impareggiabile la faccia come il c**o di Cary Grant appena rapito, che non ha ancora realizzato di essere stato confuso con la spia, e durante la performance nella casa d’aste.
Le sequenze finali sono girate di giorno con l’effetto notte (chiudendo il diaframma della cinepresa).
Per il soggetto, lo sceneggiatore Ernest Lehman si basò su un’idea di Hitchcock, che voleva girare un inseguimento tra le facce del Monte Rushmore; il regista gli suggerì anche gli elementi dello spionaggio e dell’innocente accusato ingiustamente.
Per filmare l’entrata di Cary Grant nell’edificio dell’ONU, è stata usata una telecamera nascosta, poichè le riprese erano vietate. Il set della sala d’attesa è stato costruito su delle accurate fotografie, scattate anch’esse con l’inganno.
Per il Monte Rushmore i problemi furono simili: il Department of Interior, responsabile del monumento, non solo non avrebbe permesso di girare scene di persone che camminavano sui volti originali, ma nemmeno su delle riproduzioni! Venne raggiunto un accordo, in cui i protagonisti scendono tra le facce; tranne che per pochi esterni, la scena è girata tutta negli studios della MGM (Culver City, California).
La villa di Vandamm (James Mason) riproduce ambienti e arredi della villa Fallingwater, progettata dal celebre architetto Frank Lloyd Wright; i proprietari non concessero l’autorizzazione di girare nella villa originale.
La scena dell’aereo che insegue Cary Grant in un campo di granturco è degna di nota: ricca di suspense, conta 137 inquadrature per sette minuti senza dialoghi. Hitchcock disse a Truffaut “Ho voluto reagire contro un vecchio cliché: quello che un incontro minaccioso, mortale, debba svolgersi di notte, al buio, all’angolo di una strada bagnata di pioggia… Mi sono detto: qual è il contrario esatto di una situazione del genere? Una pianura deserta, in pieno sole, senza musica, personaggi od oggetti minacciosi”

Dov’è Hitchcock?: Rimane chiuso fuori dall’autobus, subito dopo i titoli di testa (2 min.).
Si è poi ipotizzato che Hitchcock compaia VESTITO DA DONNA, come passeggera del treno su cui viaggia Cary Grant (44 min., fonte: Hitchcockmania.it).
Sono pienamente d’accordo, nonostante l’azione avvenga sullo sfondo, in primo piano non avviene niente nel frattempo e l’attenzione si concentra sul controllo del biglietto della donna; poi lo sguardo dritto in camera… la cosa puzza di brutto! E bravo quel burlone di Alfred!

Voto di IMDb: 8,6 Top 250: #42
Voto di Lisbeth Kelevra: 8,5

 

Psyco

Psycho (1960, USA, 109 min.)
Interpreti: Anthony Perkins, Janet Leigh, Vera Miles, John Gavin
Scritto da: Joseph Stefano (sceneggiatura), Robert Bloch (romanzo)
Musiche: Bernard Herrmann

Marion Crane (Janet Leigh), impiegata in un’agenzia immobiliare, sottrae ad un cliente 40.000 dollari. Dandosi alla macchia, finisce per pernottare al desolato motel di Norman Bates (Anthony Perkins), dove sarà vittima di un crudele omicidio.
Non riuscendo a rintracciare la sorella, Lila (Vera Miles) si reca da Sam (John Gavin), l’amante di Marion, convinta di trovarla tra le sue braccia; arrivata da lui, scoprirà che nemmeno Sam sa dove sia Marion. I due, aiutati anche dall’investigatore privato Arbogast (Martin Balsam), faranno di tutto per ritrovare Marion.

La trama è lineare, Hitchcock narra i fatti con una semplicità incredibile, ma riesce a caricarli di tensione e mette lo spettatore nella condizione costante di chiedersi cosa succederà nella scena successiva.
La scena iniziale fu ritenuta oscena all’uscita del film nel 1960: i due protagonisti NON SPOSATI vengono “sorpresi” dalla telecamera poco vestiti IN UN MOTEL AD ORE! Pensando a quello che succede oggi giorno, la cosa fa sorridere… anzi, fa piangere per come siamo caduti in basso!
Sempre bella la carrellata sullo skyline di Phoenix che entra dritta nella camera da letto.
La scena della doccia è una delle più note e parodiate del cinema. Non racconta un fatto di per sè complesso, ma vengono usate 72 inquadrature diverse, un ottimo montaggio ed una tagliente colonna sonora di archi: un mix micidiale.
La scena è pulita, nonostante narri un’efferato omicidio, non si vede mai il coltello fendere la carne di Marion; grazie al bianco e nero, scelto apposta per non incappare in censure varie a causa della presenza del sangue, il cioccolato fuso (eh si, grandi effetti speciali!) che cade nella vasca fa intuire la violenza dell’omicidio senza riprese dirette dell’atto.
Il montaggio tra semplici immagini di Marion che si dimena urlando, dettagli della lama del coltello e del il sangue che cade e i violini rendono la scena un film nel film, che non si conclude col semplice omicidio, ma continua con l’agonia di Marion, che si accascia a terra strappando la tenda (mitica ripresa del dettaglio degli anelli) e con l’efficace dissolvenza del sangue che scorre nello scarico sull’iride immobile di Marion. Il cadavere inoltre non viene mai mostrato per intero.
La scena in cui Norman Bates spinge la macchina di Marion nel lago è girata di giorno chiudendo il diaframma della cinepresa (facendo quindi entrare meno luce) per dare l’effetto della notte, momento in cui è ambientata la vicenda.
Bates è al secondo posto tra i 50 migliori cattivi del cinema (dopo Hannibal Lecter e prima di Darth Vader) nella lista scelta dall’American Film Institute nel giugno 2003.

Dov’è Hitchcock?: Lo vediamo attraverso la vetrina dell’agenzia immobiliare, che indossa uno Stetson (cappello da texano, 7 min.).

Voto di IMDb: 8,6 Top 250: #29
Voto di Lisbeth Kelevra: 10

 

Gli Uccelli

The birds (1963, USA, 119 min.)
Interpreti: Tippi Hedren, Rod Taylor, Jessica Tandy, Suzanne Pleshette
Scritto da: Evan Hunter (sceneggiatura), Daphne Du Maurier (storia) Musiche: Oskar Sala, Remi Gassmann, Bernard Herrmann

Melania Daniels (Tippi Hedren) si reca a Bodega Bay per portare degli inseparabili a Mitch Brenner (Rod Taylor).
La cittadina verrà presa di mira da stormi di uccelli, che attaccheranno senza motivo gli ignari cittadini.

Essendo sempre stata circondata da str**zi ignorantoni del grande cinema, quando al liceo scrissi una recensione su questo film, mi beccai le risate da tutta la classe per l’inequivocabile doppio denso a sfondo erotico del titolo. Poi non chiedete perchè uno è frustrato a guardare il buon cinema!
L’inizio è volutamente lento e scanzonato, indugiando sul corteggiamento tra Mitch e Melania e mettendo sullo sfondo l’unico attacco da parte di un gabbiano ai danni della donna. Da metà film in poi la presenza degli uccelli comincia a farsi prepotente, colpendo i bambini ad una festa in giardino ed entrando in casa di Mitch: il terrore aumenta nello spettatore perchè si rende conto che l’attacco solitario a Melania era solo il preludio, i volatili ora possono colpire in massa chiunque in qualsiasi momento, nemmeno in casa uno è al sicuro.
Per la trama Hitchcock si ispirò sia al racconto di Daphne du Maurier sia ad un fatto di cronaca: delle berte grigie, a causa di un’intossicazione alimentare e conseguenti danni neurologici, cominciarono a sbattere contro gli edifici di Capitola, California, e a riempirne le strade.
Il sonoro di questo film è qualcosa di rivoluzionario rispetto alle precedenti pellicole: eccezion fatta per il Premiére Arabesque di Claude Debussy e del motivetto inquietante cantato dai bambini, la colonna sonora è composta da effetti sonori ed efficaci silenzi.
Per realizzare questa particolare alchimia sonora, Hitchcock si avvalse della collaborazione di Bernard Herrmann con Remi Gassman ed Oskar Sala; l’ultimo è l’inventore del Mixtur-Trautonium, un antenato del sintetizzatore, utilizzato per riprodurre i suoni nella pellicola.
Disse Hitchcock a Truffaut: “Quando Melania, rinchiusa nella mansarda, è attaccata dagli uccelli, avevamo molti suoni naturali, dei battiti di ali, ma li abbiamo stilizzati per ottenere un’intensità drammatica maggiore. Bisognava ottenere un’ondata minacciosa di vibrazioni piuttosto che un suono di un solo livello, al fine di avere una variazione di questo rumore, qualcosa di simile al suono ineguale prodotto dalle ali”.
“Quando Rod Taylor apre la porta della casa e vede per la prima volta degli uccelli a perdita d’occhio, ho chiesto un silenzio, ma non un silenzio qualsiasi; un silenzio elettronico di una monotonia che potesse evocare il rumore del mare che giunge da molto lontano”.
Un altro notevole silenzio è quello della scena in cui Lydia, la madre di Mitch, entra nella fattoria, fa l’orribile scoperta e ritorna a casa:l’azione è totalmente priva di parole, si sente solo il crescendo dei passi ed il motore del camioncino.
Corvi e gabbiani furono appositamente addestrati a piombare sulle vittime: purtroppo si comportarono spesso così anche con gli addetti alle riprese, causando non pochi problemi ed addirittura un esaurimento nervoso a Tippi Hedren durante le riprese di una delle ultime scene del film.
SPOILER
Di solito non mi piacciono i finali in cui le cose rimangono sospese o a libera interpretazione, insomma mi piace la pappa pronta e servita!
Questo finale fa eccezione: non viene spiegato il motivo degli attacchi, non si sa nulla del destino della cittadina, i protagonisti si allontanano “tranquilli” circondati dagli uccelli che non li devastano, ma sembrano arrendersi, la scritta fine non compare sullo schermo.
Semplice, pulito, ricco di tensione fino all’ultimo, grazie anche al silenzio “elettronico” sopracitato, il film finisce e basta, senza spiegazioni di sorta, rimane come sospeso, senza però guastare l’animo dello spettatore.

Dov’è Hitchcock?: Esce dal negozio di animali con due terrier al guinzaglio (i suoi cani nella vita reale, 2 min.).

Voto di IMDb: 7,9
Voto di Lisbeth Kelevra: 10

 

Marnie

Marnie (1964, USA, 130)
Interpreti: Tippi Hedren, Sean Connery
Scritto da: Jay Presson Allen (sceneggiatura), Winston Graham (romanzo)
Musiche: Bernard Herrmann

Margareth “Marnie” Edgar (Tippi Hedren) sottrae 10.000 dollari dall’ufficio dove lavora; dopo un breve riposo a casa dalla madre, ricomincia il suo perverso rituale: si fa assumere come segretaria in una casa editrice e ne svaligia la cassaforte. Mark Rutland (Sean Connery), a capo della ditta derubata, scopre la vera identità di Marnie ed i suoi furti, ma invece di consegnarla alla polizia, la costringe a sposarlo. Durante la convivenza emergono le turbe psichiche della donna e Mark cercherà di curarla.

Il film è lento e veramente troppo romantico, racconta la smisurata passione che ha Mark per Marnie, che la assume nonostante sappia che sia una ladra, non la denuncia, anzi la sposa! Arriverà ad improvvisarsi psichiatra per farle passare tutte le sue paure inconsce. Bella prova d’amore, ma leggermente poco verosimile!
Nonostante la parte che fa (si approfitta anche di un momento di debolezza della segretaria… si vergogni!), rimane sempre affascinante Sean Connery, che al tempo si preoccupò che questo personaggio potesse incrinare la fama ottenuta nei panni di James Bond (e per me, il vero James Bond è sempre lui!).
Visto che l’abito fa il monaco, il fascino di Sean cala a livelli mostruosi quando indossa il pigiamino giallo di seta e la vestaglia beige coordinata durante la crociera!
Tippi Hedren è abbastanza fastidiosa sia come attrice che come personaggio: Hitchcock avrebbe voluto Grace Kelly per interpretare la parte (anche io onestamente!), ma il ruolo di ladra non risultò adatto alla ormai Principessa di Monaco, che declinò l’offerta.
Unica scena degna di nota e ricca di suspense è quella del furto, che si svolge tutta in rigoroso silenzio.
La scena della caccia alla volpe mi ha ricordato troppo la scena analoga in “Mary Poppins”, ci mancava il tizio con la trombetta che urlava “Tally-ho”!

Dov’è Hitchcock?: Esce da una stanza nell’albergo dove soggiorna Tippi Hedren (5 min.).

Voto di IMDb: 7,2
Voto di Lisbeth Kelevra: 5

 

Frenzy

Frenzy (1972, UK, 116 min.)
Interpreti: Jon Finch, Alec McCowen, Barry Foster, Anna Massey
Scritto da: Anthony Shaffer (sceneggiatura), Arthur La Bern (romanzo)
Musiche: Ron Goodwin

A Londra, un serial killer violenta e strangola le sue vittime con una cravatta. Per una errata conclusione da parte di una testimone, viene accusato ed arrestato Richard Blaney, che cercherà a tutti i costi di dimostrare la sua innocenza. L’assassino nel frattempo non ferma la sua frenesia.

Non ho trovato questo film un granchè, la trama è un pò trita e lenta, la suspense è presente solo in poche scene.
Hitchcock torna a girare nella sua Londra natale, offrendoci un tour nei luoghi della sua infanzia, soprattutto i mercati generali di Covent Garden, in cui si recava col padre che gestiva un negozio di frutta e verdura.
Bella la carrellata iniziale sul Tamigi, che ci porta nell’innocuo luogo di un comizio, in cui inaspettatamente si rivela l’orrore.
L’omicidio dell’ex moglie di Richard, Brenda, è narrato con crudeltà; Hitchcock potè sbizzarrirsi inserendo violenza e contenuti sessuali, solo accennati nei primi film, data l’istituzione, alla fine del 1968, dello schema di valutazione della MPAA (Motion Picture Association of America).
Notevole la scena in cui un’ignara vittima entra a casa dell’assassino, mentre la telecamera in assoluto silenzio, a ritroso ci riporta in strada, con i suoi suoni, lontano dalla violenza che si consuma nell’appartamento.
Una delle poche scene “ansiogene” è rappresentata dall’assassino che si nasconde su un camion di patate, con queste ultime che rotolano per strada ed il rischio continuo di poter essere scoperto.
Stupende le smorfie grottesche dei cadaveri.

Dov’è Hitchcock?: E’ tra la folla ad un comizio ed è l’unico che non applaude (3 min.).

Voto di IMDb: 7,5
Voto di Lisbeth Kelevra: 5

Nonostante non sia di Hitchcock, ma di Dario Argento, mi sembra doveroso inserire la recensione di “Ti piace Hitchcock?”, essendo un chiaro omaggio del secondo al primo.

Ti piace Hitchcock?

Ti piace Hitchcock? (2005, Italia, 93 min.)
Regia: Dario Argento
Interpreti: Elio Germano, Chiara Conti, Elisabetta Rocchetti, Cristina Brondo
Scritto da: Dario Argento, Franco Ferrini

Giulio (Elio Germano), laureando con una tesi sul cinema espressionista tedesco, spia la dirimpettaia Sasha (Elisabetta Rocchetti) e i suoi continui litigi con la madre. Quando questa viene uccisa, mille idee si affollano nella mente di Giulio sul probabile movente ed assassino; nonostante la sua ragazza provi a dissuaderlo dall’indagare, lui si dedicherà anima e corpo nel verificare le sue teorie.

Il film prende spunto da due capolavori di Hitchcock, Delitto per delitto e La finestra sul cortile, ma ritroviamo richiami a Delitto perfetto, Psycho ed Intrigo internazionale.
Nonostante le citazioni dal maestro, la trama è un pò forzata ed i personaggi fanno fatica a coinvolgere lo spettatore.
La pellicola parte benissimo, con un prologo scoppiettante che segna l’inizio della vena voyeuristica di Giulio, poi vaga senza meta fino al delitto e va avanti con alti e bassi.
Tranne l’imbranato Germano, la recitazione lascia molto a desiderare, e l’uso del doppiaggio peggiora le cose.
Poteva riuscire meglio, complice anche una maggiore attenzione ai dettagli ed una sceneggiatura più emotiva e catturante.
L’errore più grosso, tanto più che Argento dice di amare Hitchcock, si ascolta dal DVD di “Delitto per delitto” che stanno guardando i protagonisti: si sente la frase finale del film che recita “… voi siete il campione di golf.”. GOLF??? Nessuno in Delitto per delitto gioca a GOLF, Farley Granger è uno sportivo che disputa un torneo… ma di TENNIS!
La scena dell’omicidio è in puro stile di Argento, con tanto di omicida guantato… però anche qui cantonata pazzesca: caro Dario, ci hai abituato così bene all’assassino con i guanti di pelle nera, perchè andare sul bianco anonimo, e che si sporca molto facilmente, dettaglio non trascurabile se fai il killer!
Se volete divertirvi con questo film, cercate di riconoscere tutte le locandine e le copertine dei DVD che si trovano in videoteca ed in casa del protagonista.

Voto di IMDb: 5,7
Voto di Lisbeth Kelevra: 6 stiracchiato

 

Conclusioni: Hitchcock può piacere o non piacere (o una via di mezzo, come avrete visto dalle precedenti recensioni), ma è indiscusso che abbia fatto la storia del cinema, rendendo noto al grande pubblico il genere Mistery e tenendo sulle spine generazioni di cinefili.
Certo, sono film di altri tempi, scordatevi le esplosioni ad ogni angolo, i profiler di Criminal Minds o la scientifica di CSI, le impronte digitali ed il DNA; nonostante queste assenze, gli intrecci si seguono bene ed i msteri vengono svelati.
Direi che almeno un film del maestro del brivido deve essere presente nel bagaglio di un buon cinefilo, e le pellicole di Hitchock tra cui scegliere sono veramente tante coi temi più svariati! Buona visione.

 

 

 

 

Informazioni su Lisbeth Kelevra

Lisbeth Kelevra

Collaboratrice ufficiale di FinalCiak. Potete contattarla direttamente scrivendo a lisbethkelevra@finalciak.com