District 9

Categorie: Film, Recensione

Pubblicato il 08-11-2009 alle 23:22

Regia: Neill Blomkamp
Sceneggiatura: Neill Blomkamp, Teri Tatchell
Produttore: Peter Jackson, Carolynne Cunningham
Interpreti: Sharlto Copley, Jason Cope, Nathalie Boltt
USA/New Zeland (2009), Fantascienza, 112 min

Trama: Sud Africa, 1982. Con enorme stupore tra la popolazione, una enorme astronave extraterrestre entra nell’atmosfera e si posizione immobile sopra il cielo di Johannesburg. Inspiegabilmente l’astronave rimane immobile, sembra danneggiata e incapace di ripartire. Il governo sudafricano decide di inviare una squadra di esplorazione sull’astronave, e quello che trovano sono circa 1 milione di alieni umanoidi in pessime condizioni sanitarie, feriti e disorientati. Il governo decide quindi di trasferire gli alieni dall’astronave alla terraferma.

Con il passare del tempo, la convivenza tra gli esseri umani e gli alieni diventa molto tesa. Malvisti e odiati dalla popolazione in preda da una vena xenofoba, gli umanoidi vengono costretti con la forza a vivere segregati in baraccopoli in una zona recintata e sorvegliata della città denominata ‘Distretto 9’, dove vengono confinati in regime di apharteid per i successivi 20 anni. Durante questi anni, la MNU (Multi National United) controlla la vita degli alieni, ignorando completamente le esigenze nella popolazione non umana quali cibo, cure e integrazione. Il loro unico interesse è mettere le mani sulle avanzatissime armi aliene, che pare funzionino solamente se attivate con il DNA alieno. Per questo motivo eseguono continui esperimenti disumani sui poveri alieni, cercando di carpire i segreti della loro tecnologia per usarla in guerra o per venderla al miglior offerente.

Dopo le continue lamentele della popolazione di Johannesburg, e per limitare il pericolo di una ribellione aliena, il governo decide di spostare i ‘non-umani’ in una zona franca a 250 Km dalla città e per questo viene incaricato il caposquadra MNU Wikus Van De Merwe (Sharlto Copley), ragazzo perbene e genero del capo della società. Gli alieni però non vogliono essere sfrattati e spostati nuovamente, vogliono solo tornare a casa.

Impressioni: Le vicende ci vengono narrate in modo documentaristico: all’inizio, tramite varie testimonianze, ci viene narrato l’arrivo degli alieni; successivamente viene presentata la figura di Wikus, importante artefice dello sfratto alieno dal Distretto 9. Inizialmente pare quindi che il ‘documentario’ sia tutto incentrato sulla vita di Wikus, perché si cerca di dare una spiegazione alle sue azioni successive allo sfratto, che come risultato hanno portato alla sua infamia mondiale e all’accusa di tradimento nei confronti della razza umana.

Saltano subito all’occhio dello spettatore la crudezza delle immagini. Le riprese ‘sporche’ e vecchie e le testimonianze fanno quasi credere che nel 1982 sia veramente avvenuto l’arrivo degli alieni. Veniamo poi proiettati nella tristezza del Distretto 9. Gli alieni sono odiati da tutta la popolazione, una ventata di xenofobia e rabbia che non può non far pensare all’apartheid di cui Johannesburg è stata veramente testimone. Ovunque in città ci sono cartelli che vietano agli alieni l’ingresso in esercizi e luoghi pubblici (evidente è il richiamo dei cartelli antisemiti della Germania nazista) e gli alieni sono insultati e allontanati. Dopo vent’anni, la popolazione è talmente abituata a convivere con questi ‘non-umani’, che essere razzisti nel loro confronto è considerato normale: sono brutti, diversi, mangiano solo cibo per gatti (pare sia irresistibile per loro, tanto che nasce un traffico illecito nel Distretto 9 per il quale alieni affamati scambiano armi per cibo). Persino Wikus, che non vuole usare la forza e la violenza per eseguire lo sfratto, non esita a dare alle fiamme un nido alieno (spiegando alla telecamera con un sorriso macabro che il rumore che si sente sono le uova che sfrigolano) perché illegale, o a frenare un soldato dallo sparare a un piccolo di alieno solo perché ‘il genitore potrebbe essere nei paraggi, e potrebbe rivoltarsi’.
Ben presto la parte documentaristica fa spazio a scene d’azione frenetica, in un crescendo fino alla fine del film. I motivi di queste scene non le svelo per non rovinarvi la trama.

La metafora è semplice: gli alieni sono come gli immigranti, gente aliena per noi in un paese alieno per loro. Per rendere più efficace la metafora, gli alieni sono disegnati nel modo più rivoltante possibile. Ma l’apparenza come sempre inganna, perché gli alieni nonostante l’aspetto sono impauriti e brutalizzati, sono disprezzati dagli umani con l’appellativo di ‘gamberoni’ (a causa della loro somiglianza con il gamberi) e ridicolizzati. Se in un primo momento l’immedesimazione dello spettatore è per la razza umana, ben presto ci si rende conto che sono loro i cattivi e si spera nella riscossa dei ‘gamberoni’.

Conclusioni: La regia è ottima, così come il montaggio. District 9 mischia riprese con la camera a mano con riprese professionali da documentario, con riprese da telecamere di sorveglianze e con quelle da telefonino. L’azione è frenetica e inaspettata, anche se certe scene sono davvero troppo violente e splatter (anche se servono a rendere la storia ancora più cruda e drammatica).
Un film consigliato, affinché ci faccia riflettere sulla xenofobia, sul razzismo e sulla discriminazione.

Buona visione!

Voto di IMDB: 8.4
Voto di Doc. Brown: 9
Voto di Snake Plissken: 9
Voto di Axel Foley: 8

 

Informazioni su Doc Brown

Doc Brown

Membro fondatore di FinalCiak. Potete contattarlo direttamente scrivendo a docbrown@finalciak.com