Hollywood

Categorie: Recensione, Serie TV

Pubblicato il 30-06-2020 alle 11:43

Hollywood [ 2020 | USA ]
Ideatori: Ian Brennan, Ryan Murphy
Registi: Ryan Murphy (episodio 1), Daniel Minahan (episodio 2), Michael Uppendahl (episodi 3-5), Janet Mock (episodi 4-6), Jessica Yu (episodio 7)
Sceneggiatori: Ryan Murphy (7 episodi), Ian Brennan (7 episodi), Hernando Bansuelo (7 episodi), Janet Mock (1 episodio), Reilly Smith (1 episodio)
Cast: David Corenswet (Jack Castello), Darren Criss (Raymond Ainsley), Jeremy Pope (Archie Coleman), Laura Harrier (Camille Washington), Samara Weaving (Claire Wood), Jake Picking (Rock Hudson),  Dylan McDermott (Ernie West), Joe Mantello (Dick Samuels), Jim Parsons (Henry Wilson), Patti LuPone (Avis Amberg), Holland Taylor (Ellen Kincaid)
Genere: Drammatico
Stagioni: 1 (7 Episodi)

Trama: Ambientato nel celebre quartiere di Los Angeles al tramonto della seconda guerra mondiale, il drama segue un gruppo di aspiranti attori e registi cercare di raggiungere il successo in quella che oggi viene ricordata come la Golden Age di Tinseltown, uno dei tanti soprannomi di Hollywood. Dietro alle apparenze sognanti e dorate dell’industria cinematografica più famosa del mondo, i protagonisti si trovano ad affrontare un sistema ingiusto, in cui vige una costante distinzione di genere, razza e sessualità. Rimboccandosi le maniche e non permettendo a nessuno di togliergli il sorriso, riescono però a mostrarci come sarebbe il mondo dell’intrattenimento se le durevoli dinamiche di potere venissero finalmente smantellate.

Filtro bianco e nero. Un’automobile entra in una pompa di benzina. Il benzinaio si avvicina al veicolo e, appoggiandosi allo sportello, chiede all’autista di cosa ha bisogno. “Voglio andare a Dreamland” risponde il giovane. Allora il benzinaio entra nell’auto e, mentre questa va via, sullo schermo compare la scritta “The beginning“.
Questa è la scena che chiude il settimo ed ultimo episodio della serie Hollywood, uno degli ultimi titoli di successo di casa Netflix. Un finale che non lascia spunti all’immaginazione: quello che abbiamo appena finito di vedere è solo l’inizio. Di cosa? Della storia del cinema, ma non quella che conosciamo, bensì quella che avrebbe dovuto essere davvero.

In un periodo dominato dal maschio bianco ed eterosessuale, dal Klu Klux Klan, in cui le donne sono ancora rilegate come il sesso debole e i club gay sono illegali, il regista Ryan Murphy (creatore, tra le altre cose, di American Horror Story, American Crime Story, Glee e The Politician) riscrive un pezzo della storia, mostrandoci un mondo in cui anche i più emarginati riescono ad avere la loro rivincita.
La narrazione parte presentandoci un universo apparentemente normale: il giovane Jack Castello vuole diventare un attore, fare successo nella Città degli Angeli. È un protagonista in cui è facile riconoscersi, con cui lo spettatore può empatizzare.

Ma pian piano che i vari personaggi vengono presentati, ci si rende conto che quella che stiamo vedendo non è solo la storia del ragazzo bianco di provincia che punta al successo, ma anche quella di Archie Coleman, sceneggiatore nero ed omosessuale che vuole scrivere film da bianchi, di Raymond Ainsley, regista per metà filippino e fidanzato con Camille Washington, aspirante attrice nera che punta ad interpretare ruoli da protagonista in un mondo in cui le ragazze come lei sono rilegate a piccoli ruoli da cameriera, di Rock Hudson, giovane omosessuale che è costretto a nascondere la sua vera natura per diventare attore. È la storia di questi e tanti altri personaggi che fanno di tutto pur di inseguire il sogno.

Emblematica, da questo punto di vista, la sigla, che mostra i vari protagonisti nell’intento di scalare la scritta Hollywood, che richiama, tra le altre cose, soprattutto il film che guiderà la narrazione: la storia di Peg Entwistle, conosciuta proprio per essersi buttata dalla scritta dopo che la Città degli Angeli l’aveva rifiutata.  La serie ci dice che quello che è successo a Peg non può e non deve capitare più, che tutti possono inseguire il loro sogno e avere il loro happy ending.
Hollywood è una miniserie utopica, una favola moderna, in cui realtà e finzione si mescolano, per mostrarci cosa è andato storto e cambiarlo.

Voto di Chatterbox: 4 nomination all’Oscar su 5

 

Informazioni su Chatterbox

Bingeratrice seriale, amante del cinema (ma non quello d'autore), il sogno della vita è avere la possibilità di rinchiudermi in un bunker per un anno e recuperare tutte le serie esistenti


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