Diavoli

Categorie: Recensione, Serie TV

Pubblicato il 12-06-2020 alle 12:56

Devils (Italia, Francia/2020)
Regista: Nick Hurran (episodio 1-5), Jan Michelini (episodio 6-10);
Sceneggiatori: Elena Bucaccio, Ben Harris, Chris Lunt, Mario Ruggeri, Alessandro Sermoneta, Michael A. Walker, Barbara Petronio, Guido Maria Brera (Scrittore romanzo)
Creatore: Ezio Abbate
Cast: Patrick Dempsey (Dominic Morgan), Alessandro Borghi (Massimo Ruggero), Laia Costa (Sofia Flores), Malachi Kirby (Oliver Harris), Paul Chowdhry (Kalim Chowdrey), Pia Mechler (Eleanor), Sallie Harmsen (Karrie), Kasia Smutniak (Nina Morgan), Lars Mikkelsen (Daniel Duval)
Genere: Dramatico, Thriller
Stagioni: 1  (10 Episodi)

“Il più grande inganno del diavolo è farci credere che non esista. Invece è reale, reale come l’acqua in cui nuotano i pesci. Reale come la finanza che scorre in questa banca. Ho bevuto con lui, ho riso alle sue battute. Ho guardato nei suoi occhi e ho visto la spaventosa oscurità della mia anima, riflessa nella sua.” [cit. Massimo Ruggero]

Trama: Siamo a Londra nel 2011. Massimo Ruggero è un giovane italiano responsabile del trading presso il gigante bancario Americano New York – London Investment Bank (NYL). L’amministratore delegato, nonché suo mentore, Dominic Morgan sostiene pienamente il ragazzo, che sembra essere la prima scelta nella corsa al vice-CEO. Le cose cominciano a cambiare quando Massimo viene coinvolto in uno scandalo che vede la sua ex-moglie implicata come escort, perciò gli viene negata la promozione per un semplice principio di “immagine” ed “affidabilità”. Cercando di far luce sulla cosa, Massimo si ritroverà incastrato per l’omicidio di Edward Stewart, suo collega e neo Vice-CEO.

Da questo momento tutti i fili sono tirati e vedremo Massimo al centro di una successione di eventi apparentemente non collegati fra loro, che hanno costituito il fallimento e poi il galleggiamento dell’economia moderna. Dallo scandalo Strauss-Kahn, alla guerra in Libia e alla crisi dei PIIGS.

Considerazioni:
Diavoli è un prodotto Sky Italia che non ha nulla da invidiare alle proposte del mercato estero (soprattutto americano). E’ la testimonianza che negli ultimi anni nel cinema e nelle serie tv del Bel Paese sono stati fatti passi da gigante, ed investire su questo può solo essere un beneficio per l’industria televisiva.

Una metropoli dominata dal caos e un ambiente finanziario dove appare gente di ogni provenienza non è mai facile da rappresentare. In qualche modo però, “Diavoli” te la lascia respirare ed assaporare puntata per puntata, anche grazie al cast ben composto e multietnico, dalla Germania, alla Spagna all’India, sino all’Italia. Proprio l’italiano Borghi dimostra una capacità attoriale splendida, in lingua inglese e con un accento perfetto, questo grazie al lavoro continuo e giornaliero con un coach. Brava anche Kasia Smutniak, anche se il personaggio è leggermente oscurato.

Questo bel calderone di fattori, ha caratterizzato un prodotto che mantiene sempre alta l’asticella dell’attenzione. Si viene a sfruttare un meccanismo molto semplice, quanto complesso da mettere in pratica, ovvero unire ed aggrovigliare i fatti della realtà con la fantasia, tanto da farti pensare che quello che è realmente accaduto sia avvenuto proprio per quell’intrigo romanzesco che si sta guardando.
E’ bellissimo ma allo stesso tempo molto impegnativo a livello di scrittura. Non a caso alla sceneggiatura ci hanno lavorato ben 7 persone.
Usare infine le immagini di repertorio dei telegiornali è un’altra azione utile e per niente stupida, perché costruisce ancor di più il legame con lo spettatore che quelle stesse immagini le ha viste all’epoca.

Quando si parla di una serie che parla di economia, si ha sempre il sospetto di non capirci una fava, soprattutto per chi non è avvezzo al settore. “Diavoli” invece tratta l’argomento molto chiaramente e senza troppi paroloni tecnici (quelli usati sono spiegati subito), quindi lo spettatore fruisce il prodotto con enorme facilità.

La cosa invece che mi ha deluso è che, se da una parte abbiamo una cura così approfondita nei dettagli nell’ambito finanziario e storico, la parte noir, o se vogliamo di risoluzione dell’omicidio su cui poggiano tutte le dieci puntate, viene penalizzata e ridotta ad un massimo spazio di dieci minuti nel finale di stagione. Avrei preferito maggior cura nel dettaglio della risoluzione dell’omicidio e non un semplice sospetto sorto in un viaggio in auto. Una corsa che poteva essere più lenta negli ultimi episodi, o mantenuta in sospeso per la stagione successiva.

Una curiosità: Come dicevano Alessandro Borghi recita molto bene in inglese, ma nell’edizione italiana non sentiamo la sua voce, bensì quella del doppiatore Andrea Mete.
Borghi stesso ci spiega il motivo di questa scelta:
“Mi piacerebbe sapervi tutti davanti alla tv a selezionare la modalità “lingua originale con sottotitoli”, quello che farei io, per poter apprezzare davvero, o magari no, il lavoro che è stato fatto in questa serie, fatta di parole chiave, sfumature, cose piccole, finanza sì, ma soprattutto tanto cuore, tutto fortemente connesso alla lingua in cui è stata girata. Non sono un doppiatore, c’è chi questo lavoro lo fa in maniera eccellente, molto meglio di come avrei potuto fare io, come il mio amico Andrea Mete, soprattutto in un contesto dove tutti gli attori, essendo stranieri, sarebbero stati doppiati da chi questo mestiere lo fa sul serio.”

Nuova opera Sky:
“Diavoli” è una serie Sky Italia che si propone di mettere in campo un prodotto che miscela noir, thriller e fatti di cronaca. Non è la prima proposta del genere proveniente da Sky; ricordiamo la trilogia “1992″, “1993”, “1994”, e  anche”Romanzo Criminale” (serie ispirata all’omonimo film), nessuno dei quali si era però mai addentrato a fondo nel mondo finanziario. L’ispirazione al romanzo e la cura nei dettagli, associando in ogni puntata tutti gli avvenimenti realmente accaduti, rendono “Diavoli” un prodotto perfettamente confezionato e riuscito, almeno per l’ 80% della durata.

Durante il periodo di quarantena è stata ufficializzata la seconda stagione ed io ho la vaga idea che debbano trovare nuove ispirazioni.

Differenze dal libro:
Il libro “I Diavoli” di Guido Maria Brera è un romanzo scritto nel 2014 e parzialmente autobiografico. L’autore infatti, romano e nato nel 1969, dirigente d’Azienda e studioso delle teorie economiche di Federico Caffè (economista storico), scrive il romanzo aggiungendo molto del suo passato. Dal lavoro a Londra, alla sua scalata sino a diventare co-fondatore e amministratore del Gruppo Kairos, che opera nel private-banking e asset management. L’autore sposato con Caterina Balivo, ha scritto un altro romanzo nel 2017, che ripercorre il periodo finanziario moderno, dalla crisi del 2008 al fallimento della Lehman Brothers, sino alla Brexit e alle elezioni americane del 2016.
[Fonte Wiki]

Il romanzo non lascia spazio ad intrighi ed omicidi. E’ più un viaggio introspettivo di due personaggi.
Qui Massimo De Ruggero, italiano partito da Roma per Londra, dopo anni di duro lavoro sta per ottenere la promozione che il suo capo, Derek Morgan, sta per dargli, trasformandolo in uno dei 5 operatori finanziari più potenti d’Europa. Una volta ottenuto il posto, questo metterà in crisi il suo rapporto con la moglie, i figli e le amicizie, e Massimo inizierà a scavare dentro se stesso per cambiare le cose.
Così come nella serie, “I Diavoli” non ci svela segreti inconfessabili: sappiamo già, a meno di non vivere in un mondo ideale e totalmente avulso dalla realtà, che a influenzare la politica è il denaro. Sappiamo già che a governare veramente il mondo sono gli operatori finanziari ad altissimi livelli ma lo fa andando in profondità e scavando nell’anima della finanza.

Conclusioni:
Diavoli è un bel prodotto Sky, forse non il migliore, ma decisamente intrigante. Come dicevo, ha un problema di sceneggiatura nella risoluzione dell’omicidio e questo spezza completamente quella perfezione durata 9 puntate, ma ha comunque la capacità di farci riflettere su quello che è il potere della finanza attraverso i due protagonisti, opposti l’uno all’altro, ma talmente umani che non riesci ad identificare un reale cattivo.
Citando la canzone de i Cani che omaggia Wes Anderson: “I nemici non sono nemici davvero, i buoni non sono buoni davvero. Sono proprio come me e te”.
Ecco, sotto questo punto di vista mi azzarderei a definirli personaggi alla Wes Anderson, anche se poi è tutto un altro stile.
Un ultimo piccolo appunto: dopo “Trasformers 3” e “Diavoli”, Patrick Dempsey lo adorerò solo come antagonista.

 

Voto di Batfiz: 4 E’ sempre bello vedere Berlusca su 5

 

 

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