Van Gogh – Sulla Soglia dell’Eternità

Categorie: Film, Recensione

Pubblicato il 20-01-2019 alle 19:02

At Eternity’s Gate [2018 | Switzerland | UK | France | USA | Ireland |1 h 58 min]

Regia: Julian Schnabel;
Sceneggiatura:  Jean-Claude CarrièreJulian SchnabelLouise Kugelberg;
Cast: Willem Dafoe (Vincent Van Gogh), Rupert Friend (Theo Van Gogh), Oscar Isaac (Paul Gauguin), Mads Mikkelsen (il Prete), Emmanuelle Seigner (Madame Ginoux)
Genere: Biografico | Drammatico

E’ strano e difficile definire l’arte. Ancora di più definire l’artista. Se l’artista è poi singolare come Vincent Van Gogh il film risulterà esserlo altrettanto.

Il film parla degli ultimi anni di vita di Vincent Van Gogh, artista che non ha mai colpito con i suoi dipinti, sino a che non conobbe Paul Gauguin e da li a poco la sua arte si tramutò. Tutti gli sforzi e la ricerca di uno stile furono supportati dal fratello e mercante d’arte Theo Van Gogh che pure alla miseria riusciva lo stesso a non abbandonare mai la sua famiglia.

Come dicevo, non è semplice spiegare l’arte, soprattutto con una cinepresa. Sin dai primi attimi il film si pone l’obiettivo di far vedere il mondo come lo vede Vincent, tutto con una inquadratura a telecamera a spalla che crea più mal di testa e nausea che altro. Ciò potrebbe portare all’uscita dalla sala di molti, ma chi resta verrà premiato.

La pellicola infatti la si potrebbe dividere in due parti. Una parte confusa con una inquadratura instabile come instabile è la visione delle cose di Van Gogh, ed una parte più lineare sia nello sviluppo della trama che nelle inquadrature. Il che rispecchia il modo di vedere le cose dell’artista.

In conclusione il film non mi è dispiaciuto, ed ho apprezzato molto la seconda parte anche se probabilmente non lo rivedrei una seconda volta. Willem Dafoe esegue un personaggio magistrale, e la sua espressività è potente come non mai. Capisco perché è stato acclamato alla mostra del cinema di Venezia.

SPOILER

Solo alla fine della pellicola si capirà il perché del film. Per molto tempo Vincent si spostò al sud della Francia e alloggiò in una locanda. Qui per ripagare di molti dei suoi fastidi, lasciò alla locandiera un libro mastro pieno di suoi schizzi. Questo venne ritrovato solo 126 anni dopo la sua morte dagli eredi della locandiera. Leggere quelle parole mi portò un brivido lungo tutta la schiena.

Voto di Batfiz: 2,5 artisti falliti su 5
Voto di Crisididentita: 1 voglio tagliarmi un orecchio su 5

 

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