The Haunting of Hill House – Evoluzione di Tre Generazioni [Multirecensione]

Categorie: Recensione, Scheda

Pubblicato il 28-10-2018 alle 17:53

Fra tutti i film di cui ho memoria, uno in particolare decretò una sostanziale e sfrenata passione per il cinema horror. Con il titolo The Haunting (Haunting- Presenze in Italia), venne portato sul grande schermo Liam Neeson, Catherine Zeta-Jones, Owen Wilson e Lily Taylor. Un film bastonato dalla critica, che lo vide candidato nel 1999 come Peggior Regia, Peggiore Attrice, Peggiore Coppia e Peggiore Sceneggiatura ai Razzie Awards, e nel 2000 Miglior Attore Protagonista in film Horror, Miglior Attrice in film Horror, Miglior Attore e Attrice non Protagonista nei Blockbuster Entertainment Award. Capisco che vi troviate confusi ma fidatevi è un film che si guarda tranquillamente.

Perché parlare di un film del 1999 vi chiederete. La risposta è semplice. The Haunting di Jan de Bont è un rifacimento di un film del 1963 che trasse ispirazione dal libro di Shirley Jackson: L’incubo di Hill House (1959).

Questo libro, capolavoro del XX secolo, è stato considerato fonte di ispirazione per molti grandi della narrativa horror come Stephen King. La sua forza sta nella libera interpretazione che il lettore dà alle parole della scrittrice, come libera è l’interpretazione razionale o sovrannaturale del finale scritto. Questa libertà è poi stata espressa appieno o meno dai tre adattamenti cinematografici che sono stati elaborati con un differente utilizzo degli strumenti dell’epoca. Quindi, signori e signore a voi l’analisi pienamente personale, e quindi batfizziana, di una storia che dura tre generazioni.

The Haunting of Hill House – Evoluzione di tre generazioni

Tre sono le opere che inquadreremo: Gli Invasati, Haunting – Presenze Hill House. Tutte queste avranno in comune la casa, una scala a chiocciola e terribili avvenimenti.

 

Gli Invasati (The Haunting, 1963)

 

Regista: Robert Wise
Sceneggiatura:  Nelson Gidding
Cast:  Julie HarrisClaire BloomRichard JohnsonRuss Tamblyn
Musiche: Humphrey Searle

A seguito della morte della madre a cui Eleanor ha sempre fatto assistenza, questa viene umiliata dalla sorella che la minaccia di trovarsi un’altra casa. Come un segno del destino, decide di prendere parte ad un esperimento che la vede trasferirsi in una casa in mezzo al nulla nota come Hill House. Lei e Theo, altra partecipante all’esperimento, vengono a sapere che sono state selezionate per le loro sensibilità al paranormale, supervisionati dal professore e dall’erede e proprietario di Hill House che non vede l’ora di sbarazzarsi della casa.

Eleanor, protagonista di questa storia, da subito subisce forti suggestioni che la portano spesso alla pazzia ed infine al sacrificio.

Il film è di per se un capolavoro registico e sonoro in quanto il lavoro dietro alla produzione fu esemplare.

Facendo un paragone al primo “film” horror al mondo, ovvero Fantasmagoria (1908) si hanno forti similitudini. Non sono tanto le immagini ma le associazioni di immagini e suoni. Il forte accostamento di suoni forti con fotogrammi che si ingrandiscono, rendono un senso di angoscia che non è oggettivo ma fortemente soggettivo. Proprio in questo modo la protagonista, con il solo sguardo nel nulla ed occhi spalancati, assieme a suoni elettronici potenti, rilasciano all’osservatore uno stato di shock tale che ci fa entrare in contatto con la protagonista. In questo modo viene portata alle nostri menti il dubbio che non sia tanto la veritiera presenza di un fenomeno paranormale, ma la pazzia nella mente di Eleanor. La potenza di Hill House è quindi fortemente respirabile, ma la mente di Eleanor ne è altamente suggestionata tanto da non capire quale sia il più potente dei due fattori.

Il suo sacrificio apre infine finali infiniti. Si considera inoltre che il film all’epoca fu una pellicola borderline, molto vicina a quel limite proibito sancito dal Codice Hays per la pseudo-relazione lesbo, tra Eleanor e Theo (quest’ultima palesemente omosessuale ma per nulla dichiarata).

Haunting – Presenze (The Haunting, 1999)

Regista: Jan de Bont
Sceneggiatura: David Self
Cast: Liam Neeson,  Catherine Zeta-Jones,  Owen WilsonLili Taylor
Musiche: Jerry Goldsmith

Il film è una sorta di remake, in cui sono presenti gli stessi personaggi, la stessa relazione di succubanza (se son fsorbito) tra Eleanor e la madre. La stessa velata, ma non troppo, omosessualità di Theo. Ciò che cambia è la presenza di una storia differente per l’esistenza del soprannaturale all’interno della casa, che non è più soggettivo, come appariva nella prima opera, ma bensì oggettivo e palese per tutti i residenti di Hill House.

Infatti il signor Hill negli anni aveva ingrandito sempre più quella casa e aveva ucciso e bruciato i corpi dei bambini che lavoravano per lui nella miniera. Il suo spirito ancora si aggira nella casa e vuole Eleanor che gli ricorda la moglie morta. La sua vita sarà messa in guardia dagli spiriti dei bambini morti che ancora dimorano in quell’edificio, intrappolati dal fantasma di Hill. Hill House ha vita propria e diventa una gabbia per coloro che sono all’interno.

Ecco che con l’avvento della tecnologia la casa assume strane forme e gli spiriti sono ben tangibili come la sfida finale di Eleonor e Hill, che vedrà la morte di lei e l’intrappolamento negli inferi di lui.

Quando lo vidi nel 2000 fece paura. Il fantasma dei bambini che dalle tende della camera si trasferiva nel letto di lei, è un’immagine forte. Il vento nelle tende fa assumere davvero le forme più assurde. Incubi che si sono poi attenuati negli anni. Visto oggi risulta simpatico e per nulla pauroso.

Hill House (Haunting of Hill House, 2018-)

Creatore:  Mike Flanagan
Cast Adulto: Michiel HuismanCarla GuginoElizabeth ReaserOliver Jackson-CohenKate SiegelVictoria PedrettiTimothy Hutton;
Cast Giovane: Henry ThomasMckenna GraceJulian HilliardPaxton SingletonViolet McGraw
Musiche: The Newton Brothers
Stagioni: 1 (10) |
Durata 50 minuti

Contrariamente questo prodotto è a dir poco una sacca stracolma di colpi al cuore!

Prodotto da Netflix e studiato come serie televisiva antologica, racconta le sorti di una famiglia che acquista e si trasferisce ad Hill House, casa vecchia e decadente, con lo scopo di ricostruirla e venderla nel giro di una stagione. Un progetto ambizioso per un architetto ed un imprenditore. Soprattutto considerando che si trasferisce con una prole che conta ben 5 bambini di cui due gemelli, una sensitiva e due che negli anni diverranno grandi rompipalle.

Haunting of Hill House, si ispira al romanzo, ma si diverte raccontando una storia nuova con idee eccellenti. Come nella saga di IT vedremo questa storia in due parti. La parte dell’infanzia dei ragazzi che si trovano ad affrontare strane situazioni e la seconda parte in cui i ragazzi sono adulti e dovranno porre fine agli incubi che per anni li hanno sconvolti. Queste due parti sono però intrecciate tra loro e raccontano, per ogni episodio, l’esperienza di ognuno dei protagonisti.

La serie gode ed esalta l’uso dei jumpscare. Ma li utilizza con saggezza e per nulla abusandone. Ti lascia entrare in empatia con i personaggi il tempo giusto per non avere rimorsi di aver iniziato l’episodio.

Come le attuali serie televisive, anche questa finisce lasciandoti una domanda e se ne sei in grado puoi avere risposta avviando subito la puntata successiva. Alla fine tutto questo ti mancherà.

Potrai angosciarti, potrai spaventarti come un coglione ed accendere tre volte la luce della camera per vedere se è tutto nella norma (storie di vita vissuta), ma tutto questo è la forza di Haunting Hill.

Netflix con questo prodotto ha fatto sì che Hill House non fosse più solo un luogo di suggestione e paura, ma bensì una raccolta di storie e viaggi temporali che mettono alla prova le menti dei protagonisti e le nostre. L’immagine ed il significato della “donna dal collo storto” diventa all’improvviso una delle più forti e significative di tutta la stagione. L’innocenza ed il trauma portato dai gemelli per quel fatidico giorno in cui tutto cambiò, avrà fine solo all’ultimo episodio in cui il cerchio verrà chiuso tra dolore e sacrificio. Mi permetto di definirlo un Capolavoro per Serie Horror.

“Nessun organismo vivente può mantenersi a lungo sano di mente in condizioni di assoluta realtà; perfino le allodole e le cavallette sognano, a detta di alcuni. Hill House, che sana non era, si ergeva sola contro le sue colline, chiusa intorno al buio; si ergeva così da ottant’anni e avrebbe potuto continuare per altri ottanta. Dentro, i muri salivano dritti, i mattoni si univano con precisione, i pavimenti erano solidi, e le porte ragionevolmente chiuse. Il silenzio si stendeva uniforme contro il legno e la pietra di Hill House, e qualunque cosa si muovesse lì dentro, si muoveva sola.”

Shirley Jackson, Hill House, 1959

Una stessa casa che si ripete nel tempo portando con sé storie di paura e di angoscia. Ognuna esprime con le tecnologie e tecniche registiche contemporanee, la forza di Hill House come meglio crede. Ogni regista ha visto e vedrà in Hill House il suo incubo prendere forma. Per questo credo che la casa abbia ancora molto da dire, è solo in attesa di tempi propizi. Ferma, nella speranza di incontrare un giorno un regista o sceneggiatore che dia nuova luce ad una costruzione vecchia di 59 anni.

Buon Halloween a tutti…da Bat-fiz!

 

 

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