La casa di carta

Categorie: Recensione, Serie TV

Pubblicato il 22-04-2018 alle 22:11

Serie di stampo americano made in Spain, che ruota attorno ad una rapina alla Zecca spagnola, dove i ladri anziché voler rubare denaro altrui decidono di stamparsi le loro proprie banconote. Durante entrambe le stagioni finora prodotte si seguono in parallelo le vicende della rapina, tanto dal punto di vista interno all’edificio, quindi dei sequestratori, quanto dal punto di vista delle indagini, lasciando lo spettatore in un continuo limbo di informazioni dette e non dette, aumentando il ritmo narrativo.

I protagonisti sono otto noti criminali (anche internazionali), scelti e radunati appositamente dalla mente del colpo, il Professore (Álvaro Morte). Tra loro vige una regola: nessuna relazione personale. Ognuno di loro infatti ha scelto per sé stesso un nome di una città, con i quale verrà identificato dagli altri componenti della banda: Tokyo (Úrsula Corberó), Denver (Jaime Lorente), Rio (Miguel Herrán), Berlino (Pedro Alonso), Helsinki (Darko Peric), Oslo (Roberto García), Nairobi (Alba Flores), Mosca (Paco Tous).

Pregio della serie è senz’altro il ritmo molto sostenuto, senza nessun momento morto in cui lo spettatore ha la tentazione di mollare tutto. Al contrario, i cinquanta minuti medi per episodio passano molto rapidamente e, nonostante il tema non facile da sviluppare, a mio avviso l’autore Álex Pina riesce alla perfezione nell’intento di creare una storia avvincente attorno alla quale se ne sviluppino contemporaneamente molte altre in grado anche di commuovere ed emozionare, senza mai scadere nel melenso. Non mancano ovviamente le scene di azione, a volte alternate ad alcune più esplicite le quali tuttavia sono sempre piuttosto dosate, il che rende la serie tranquillamente visibile ad un pubblico più sensibile.

Voto di Sorbetto al limone: 4,5 milioni di euro su 5

 

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Sorbetto al limone

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