Smetto Quando Voglio

Categorie: Film, Recensione

Pubblicato il 13-02-2017 alle 18:00

Smetto quando voglio (Italia | 2014 | 100min)
Edoardo Leo (Pietro Zinni), Valeria Solarino (Giulia), Valerio Aprea (Mattia Argeri), Paolo Calabresi (Arturo Frantini), Libero De Rienzo (Bartolomeo Bonelli), Stefano Fresi (Alberto Petrelli), Pietro Sermonti (Andrea De Sanctis), Lorenzo Lavia (Giorgio Sironi), Neri Marcorè (Er Murena).
Sceneggiatura: Andrea Garello, Valerio Attanasio & Sydney Sibilia.
Regia: Sydney Sibilia
Genere: Commedia

I nootropi sono sostanze che aumentano le capacità cognitive dell’essere umano (abilità e funzionalità del cervello). Generalmente, lavorano aumentando il rilascio di agenti neurochimici (neurotrasmettitori, enzimi e ormoni), migliorando l’apporto di ossigeno al cervello o stimolando la crescita nervosa. Molte delle presunte sostanze nootrope sono alimenti o parti di piante (erbe, radici, fagioli, cortecce, ecc.), disponibili nei negozi di alimentari e usate come complementi nutrizionali. [Wikipedia]
Quando queste sostanze hanno un effetto stupefacente sono definite “Smart Drugs“, ma il loro consumo, detenzione o spaccio non è punibile a norma di legge almeno fino a quando la molecola in questione non verrà inserita nell’elenco delle sostanze proibite contenute nel DPR 309/90 (Testo unico delle leggi in materia di disciplina degli stupefacenti e sostanze psicotrope, prevenzione, cura e riabilitazione dei relativi stati di tossicodipendenza).

Pietro Zinni è un ricercatore neurobiologo che ha sviluppato un rivoluzionario algoritmo per la modellizzazione teorica di molecole organiche. Purtroppo la commissione finanziatrice non ne capisce l’importanza e decide di non rinnovargli l’assegno di ricerca, una decisione presa anche a causa dal menefreghismo e impreparazione del professore che supervisiona i lavori.

La situazione economica è grave ma tornando a casa Pietro non ha neanche il coraggio di dirlo alla sua ragazza con la quale convive e che lavora come volontaria in una comunità di recupero di giovani tossicodipendenti. Una sera, scopre che uno di questi giovani a cui dava ripetizioni, fingeva di aver perso entrambi i genitori e di avere una vita disagiata e la usava come scusa per non pagarlo. Svelato l’inganno nell’inseguirlo finisce in una discoteca dove accidentalmente ingerisce una pasticca e si sballa. Finiti gli effetti scopre che per produrre una droga come quella quella i costi sono veramente irrisori rispetto ai ricavi che si possono ottenere dalla sua vendita.

Al rientro a casa gli viene l’idea balorda: utilizzare l’algoritmo di sua invenzione per produrre una nuova droga non ancora inserita negli elenchi del Ministero della Salute e quindi ancora legale. Ma per realizzare la sua idea ha bisogno di altri menti eccelse sottratte al mondo della ricerca e costrette a fare lavori inadeguati per la loro qualifica, nasce così la Banda dei Ricercatori, ve li presento:

-Alberto Petrelli, chimica computazionale, lavapiatti in un ristorante cinese;

-Mattia Argeri, semiotica interpretativa, benzinaio 24 ore su 24;

-Giorgio Sironi, epigrafia latina, benzinaio 24 ore su 24;

-Bartolomeo Bonelli, macroeconomia dinamica, cerca di applicare al poker le sue abilità di calcolo matematico;

-Andrea De Sanctis, antropologia culturale, si finge di avere precedenti penali per trovare lavoro da uno sfasciacarrozze, ha cercato anche di farsi togliere la laurea nel tentativo esasperato di trovare un’occupazione;

-Arturo Frantini, archeologia classica, sfruttato e malpagato dall’università.

L’idea di partenza per questo film ricorda molto Breaking Bad, con la differenza che qui nessuno è malato terminale e gli eventi vengono trattati con più ironia. Ad ogni modo di ironia ce ne sarebbe poca a pensarci bene perché ancora la situazione non è migliorata nel nostro Paese, un Paese bellissimo che però ancora lascia scappare all’estero le sue menti migliori e quelle che rimangono devono accontentarsi di trovare altri lavori che non c’entrano nulla con quello che hanno studiato e sui cui hanno investito molto tempo e denaro.

Il film alla fine mi è piaciuto, è molto divertente e si guarda bene e quindi lo consiglio. Molti, tra cui mi ci metto anch’io, potranno dire che è una classica commedia italiana ben riuscita e di cui ti puoi aspettare che vada a finire in un certo modo, cosa che tra l’altro succede, perché mi aspettavo un finale del genere, quello che non mi aspettavo invece era un seguito così rocambolesco. Però a pensarci bene, un film italiano che apre con i titoli di testa sulle note di un’azzeccatissimo Why don’t you get a job?, pezzone degli Offspring del 1998, oltre a farmi tornare ai tempi delle superiori, mi aveva già fatto capire le sue intenzioni catturando da subito la mia attenzione.

Vi do appuntamento quindi con la recensione del prossimo capitolo, vi do già uno spoiler: sarà una trilogia e se i presupposti sono questi, ne vedremo delle belle.


Voto di IMDb: 7,0 con 4231 voti
Voto di Axel Foley: 3 assegni di ricerca su 5

 

Informazioni su Axel Foley

Axel Foley

Membro fondatore di FinalCiak. Potete contattarlo direttamente scrivendo a axelfoley@finalciak.com