I delitti del Bar Lume

Categorie: Recensione, Serie TV

Pubblicato il 22-07-2017 alle 18:00

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I delitti del Bar Lume (Italia, 75 min a episodio)
Stagioni: 3, da due episodi ciascuna
Genere: Commedia toscana a tinte gialle

Nella località marittima di Pineta, in Toscana, Massimo Viviani, dopo un colpo di fortuna e un bel tredici al totocalcio, decide di aprire il bar Lume. Come ogni bar dei piccoli centri, oltre che con i turisti di passaggio, Massimo ha a che fare con quattro particolari avventori: trattasi dell’anziano zio di Massimo, Ampelio, e i suoi tre amici, Gino, Pilade e Aldo. Fin qui niente di male, se non fosse che i quattro pensionati, ogni volta che succede una disgrazia, fomentati anche dalle chiacchiere di paese, si convincono che si tratti di omicidio e portano lo scompiglio a Pineta con le strambe teorie sui delitti. Il povero barista si dovrà destreggiare tra cappuccini, una banconista avvenente, ipotesi di reato e i quattro “disertori dell’ospizio in crisi d’astinenza da omicidio”, come Massimo stesso li definisce.

Ottima produzione italiana, personaggi e situazioni a volte sopra le righe, ma è una serie tutta da gustare, con un ottimo equilibrio tra comicità e giallo.
I quattro arzilli vecchietti, alla fin fine, riescono sempre a mettere la pulce nell’orecchio di Massimo e del Commissario di polizia Vittoria Fusco, portandoli sulla buona strada per risolvere il caso.

 

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Ai delitti fanno da contorno le battute sulla vecchiaia e i suoi acciacchi e le vicende sentimentali di Massimo, appena separato da Laura, ed attratto dalla banconista Tiziana. Diciamo che quella del Bar Lume è una grande famiglia, ci si odia e ci si vuol bene tutti. Inoltre la sfrontatezza dei pensionati spesso causa figure barbine, ed è Massimo che ci rimette!

Carlo Monni, che interpreta Ampelio, purtroppo scompare tra la produzione della prima e della seconda serie: il primo episodio della seconda serie si apre infatti con la scena del funerale di Ampelio, e della sua invenzione della “tombola dei troiai”.
Come quarto membro del gruppo, viene chiamato l’esplosivo Alessandro Benvenuti, anche lui toscano D.O.C., nei panni di Emo, burbero ex suocero di Massimo, gestore della pescheria di Pineta. Se pensavate che il gruppo si fosse fermato, vi sbagliate di grosso, ripartono alla grande con le indagini!

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Pineta è una località fittizia: la serie è infatti girata a Marciana Marina nell’isola d’Elba, trasformata per l’occasione in set cinematografico, e molte comparse sono interpretate dai paesani stessi.
Buona l’idea dei titoli di testa, con la grafica della Settimana Enigmistica.
Tutti i film sono tratti dai romanzi e dai racconti di Marco Malvaldi, scrittore pisano.

Da vedere, buon prodotto, sulla linea de “L’ispettore Coliandro“, tinte gialle e comicità in dialetto toscano.
Se andate al bar Lume però ricordate: niente cappuccini dopo le 15 né granite prima delle 11!

Voto di Lisbeth: 4 cappuccini su 5

 

Informazioni su Lisbeth Kelevra

Lisbeth Kelevra

Collaboratrice ufficiale di FinalCiak. Potete contattarla direttamente scrivendo a lisbethkelevra@finalciak.com

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