True Detective

Categorie: Recensione, Serie TV

Pubblicato il 02-01-2017 alle 19:16

-Stagione 1-

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True Detective (USA | 2014 | 55min)
Matthew McConaughey (Detective Rust Cohle), Woody Harrelson (Detective Marty Hart), Michelle Monaghan (Maggie Hart), Alexandra Daddario (Lisa Tragnetti), Kevin Dunn (Maggiore Ken Quesada).
Serie creata da Nic Pizzolatto.
Regia: Cary Fukunaga
Genere: Drammatico | Poliziesco | Thriller | Crimine | Satanismo
Stagioni: 1 (8)
Candidato a 4 Golden Globe

Due detective, caratterialmente diversi, si trovano ad essere partner nella polizia di stato della Luisiana. Fra loro la collaborazione è molto difficile, ma dovranno mettere da parte le dispute per dare la caccia ad un serial killer.

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Stupore! Lo stupore è ovunque in questa serie.

Come incipit non sembra nulla di nuovo, ma come viene raccontata la storia è un altro paio di maniche.
Molti anni dopo aver trovato l’assassino, i detective Rust Cohle e Marty Hart vengono interrogati dai federali, alla ricerca di un chiarimento nello svolgimento delle indagini.
Nel raccontare la storia, separatamente, veniamo trasportati con formidabili flash back, ai tempi delle indagini, quando ancora il caso non era risolto e quando entrambi erano ancora partner.
Li scopriremo quindi caratterialmente, osserveremo i loro errori e capiremo cosa li ha tormentati e sconvolti.

Tutto questo finirà con la cattura del serial killer. La vera cattura.

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Se l’uomo con la pistola incontra l’uomo con il fucile … l’uomo con la pistola è un uomo morto. Ma nessuno ha la pistola.

Una prima stagione che mi ha sorpreso alla follia. Esiste una lentezza negli episodi, ma ragionata, che si instaura soprattutto nei dialoghi, che potrebbe essere il passo falso della serie. Ma in realtà, e questo è il bello di ogni singolo episodio, ti fa assaporare di più il momento. Ti fa acquisire più dettagli caratteriali dei personaggi. Provi odio e felicità per la stessa persona.

Esiste un qualcosa di metaforico e filosofico nei dialoghi, soprattutto per il detective Rust che ti vien da pensare: “Ma che diavolo sta bambanando???” Poi hai la sensazione di capirlo…
Marty è a sua volta il cardine con la realtà di Rust, ma pare non capire ciò che lo circonda.

Nel corso degli episodi vediamo un pieno cambiamento dei caratteri di ogni personaggio, tanto che ci sembra di essere cresciuti con loro, di aver vissuto le loro difficoltà e di capirne il motivo della metamorfosi.

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McCounaghey e i suoi baffi

Dubitavo la ben riuscita di questa serie, ma mi son ricreduto. La HBO ha realizzato una serie antologica di gran classe coronata da attori straordinari.

La sigla mi ha richiamato molto alla memoria quelle di True Blood (sempre HBO) e Dexter (Show Time) entrambe realizzate dalla Digital Kitchen, tutte sigle eccezionali. Pure questa ha una sua forza d’animo curata da Patric Claire.
Le musiche di T Bone Burnett ci accompagnano nel corso delle 8 puntate.

Questa piccola perla sceneggiata e ideata da un italiano, anche se solo di origini, Nic Pizzolato, non si può lasciar scappare, per temi e narrazione.

Nel 2014 vinse al Television Critics Association Awards Miglior Attore dramamtico per McCounaghey (anche con Critics’ Choise Television Award), Miglior Nuova serie; all’SXSW Film Festival Miglior Sigla a Patric Claire; Emmy come Miglior Regia, Miglior Casting, Miglior Fotografia, Miglior Design, Miglior Trucco e molte altre nomination (Writers Guild of American, ACE Eddie Award, Satellite Award,  Screen Actors Guild Awards, British Academy Television Awards e Golden Globe).

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Si c’è pure lei!

Piccolo appunto, durante la messa in onda dell’ultima puntata l’eccessivo numero di utenti collegati in streaming ha portato in tilt i server della HBO mandando in blocco la visione. Riuscirà la seconda stagione a portare lo stesso numero di seguaci? Ed in tal caso, avranno aggiustato i server?

Il perdono non esiste… La gente tende solo a dimenticare!

Un grande Bat-Fiz scatenatissimo in questa recensione. Io invece sono Axel Foley e purtroppo non sono dello stesso entusiasmo, mi sono fatto travolgere dall’eccessiva lentezza di questa serie, chi mi conosce lo sa, io preferisco l’ignoranza del ka-boom piuttosto che i viaggi mentali e le introspezioni filosofiche. Del resto il titolo “True detective” diceva tutto: la storia poliziesca passa quasi in secondo piano per lasciare spazio all’approfondimento dei due protagonisti.
Ma con questo non voglio convincervi a non guardarla, anzi tutt’altro, è sicuramente da vedere così come da vedere sarà la seconda stagione con trama e personaggi completamente diversi; però vi devo segnalare che se vi piacciono le storie solo poliziesche con la caccia al serial killer dove le riflessioni sull’esistenza rimangono contenute, probabilmente questa serie non vi soddisferà appieno.
Rimane comunque doveroso segnalare la bravura dei due attori protagonisti anche se a me ha colpito un po’ di più McCounaghey, perfino nel doppiaggio italiano si è voluto tenere il livello alto con due doppiatori che non sono soliti prestare la voce ai due attori: Pino Insegno (Herrelson) e Adriano Giannini (McCounaghey), entrambi dalla voce più “anziana” ma sicuramente più profonda e quindi più adatta al contesto.
Bella la canzone per la sigla con i titoli principali, in generale buona la colonna sonora così come la fotografia e il montaggio.

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Impressioni di Doc Brown: per una volta, quasi dolente nell’ammetterlo, sono pienamente d’accordo con Batfiz. True Detective è un solido prodotto, degna di una rete quale HBO, che riesce con due carismatici e ottimi protagonisti (impersonati da attori del calibro di  Harrelson e McCounaghey) a dare vita a un perfetto mix di poliziesco e noir che mette in tavola si la solita storia, per quanto articolata e avvincente, del serial killer rituale con temi demoniaci, ma che funziona perfettamente grazie all’alchimia dei due detective, ai dialoghi criptici e a una narrazione caratterizzata da un incalzare lento ma avvincente come può essere una indagine di polizia; ed è questo il punto di forza della serie, il come viene raccontata l’indagine (che avviene lungo due linee temporali diverse) che vi prenderà fino alla fine, rimpiangendo di non poter più rivedere i due intrepidi (anti)eroi in un’altra stagione. Fukunaga ci ha visto bene dal mio punto di vista, dirigendo quindi non la solita trita e ritrita caccia al serial killer che inevitabilmente avrebbe declassato il prodotto alla solita serie poliziesca come tante altre, ma riuscendo a infondere una atmosfera e una narrazione originale, incalzante e particolare tale da rendere il tutto un piccolo cult. Non è un prodotto per tutti, consiglio la visione a uno spettatore appassionato di serie tipiche della HBO e a chi ama particolarmente i noir, di certo non a chi vuole vedere un classico giallo e peggio ancora chi è in cerca di esplosioni o azione; nella piccola nicchia che si è creata, indubbiamente True Detective è un piccolo capolavoro che sfiora la perfezione.

Per oggi è tutto, l’appuntamento è fissato per la seconda stagione, state connessi e complimenti per aver scelto Finalciak!

Voto Bat-Fiz: 8 (ma potrei dare 9)
Voto di Axel Foley: 7
Voto di Doc Brown: 8,5

-Stagione 2-

Colin Farrell (Detective Ray Velcoro), Rachel McAdams (Detective Ani Bezzerides), Taylor Kitsch (Paul Woodrugh), Kelly Reilly (Jordan Semyon), Vince Vaughn (Frank Semyon), Chris Kerson (Nails), Ritchie Coster (Sindaco Austin Chessani), James Frain (Kevin Burris), Adria Arjona (Emily).
Serie creata da Nic Pizzolatto.

Stagione 2 (8)

Quante volte abbiamo avuto a che fare con queste meraviglie. Quante volte ci si aspettava il seguito per essere altrettanto esaltati come la prima volta. Lo sanno bene Nolan, Spielberg, Eastwood. Se fai qualcosa di grande la gente si aspetta che tu faccia una cosa grande il doppio. Aimé questa è la condanna degli dei. Appena sbagli torni ad essere mortale.Eccoci tornati nella più dibattuta serie degli ultimi anni. Il gioiello. La perla rara in un mondo pieno di poca originalità.

La stessa sorte è capitata a Nic Pizzolato. Questa volta lo sceneggiatore ci propone un paesino di nome Vince in California cresciuto e fondato nel malaffare. Ci propone l’omicidio di un senatore e tre poliziotti di contee diverse che devono risolvere il delitto che si dimostra essere più intrigato di quel che pensano.

La critica si è sfogata in maniera anche ingiusta, definendo il prodotto scadente e per nulla arrivabile al primo capitolo. A questa considerazione mi dissocio ampiamente. Ho, anzi considerato la serie, dai ritmi molto più elevati del primo, e già alla terza puntata si ha molta più dinamicità.

Il problema, perché il problema esiste, è l’aver realizzato quattro personaggi da gestire. Essendo una serie profondamente introspettiva, bisognava analizzare l’IO interiore di ogni personaggio e far entrare in empatia il pubblico con ogni uno di essi. Questo ha comportato una esposizione raffazzonata dei fatti e negli ultimi episodi si vede un intrigo elevato della trama. Giungendo infine ad un finale mediocre.

La serie però non la considererei un passo falso, anzi. Definirei il prodotto un passo avanti di Nic Pizzolato, perché ha avuto la capacità di gestire più personaggi, magari non in maniera ottimale, toccando anche un genere diverso. Quasi da gangster per certi aspetti al poliziesco più puro. A conti fatti il problema più grande è il finale, perché nel primo capitolo c’è epicità, nel secondo si tenta di imitare l’epicità andando nel dramma più sconsiderato.

La cosa più triste in tutto ciò è che dopo la martoriata di critici, Nic Pizzolato rivoglia Matthew McConaughey nella terza stagione…spero in cuor mio che ci faccia innamorare di altri personaggi!

Voto Bat-fiz: 3 sparatorie su 5

Voto di IMDb: 9,0 con 378328 voti

 

 

Informazioni su Axel Foley

Axel Foley

Membro fondatore di FinalCiak.
Potete contattarlo direttamente scrivendo a axelfoley@finalciak.com

  • bat-fiz

    Per le voci sono in accordo con Axel. Ammetto che mi piacerebbe molto vederla in versione originale!!

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