New Hollywood

Categorie: Scheda

Pubblicato il 17-05-2015 alle 11:37

hollywood posterL’espressione “New Hollywood” è stata utilizzata in varie occasioni per descrivere diversi aspetti del cinema hollywoodiano nel periodo post-bellico, per cui non è possibile dare una definizione univoca. Questo termine designa comunque un rinnovamento nel cinema americano, avvenuto per l’appunto tra la fine degli anni ’70 e l’inizio degli anni ’80.
Difficile stabilire una data precisa di questo periodo storico; alcuni critici sostengono che l’anno di nascita della “New Hollywood” sia il 1967, anno in cui escono film importanti come Il laureato (The Graduate) e Gangster Story (Bonnie and Clide). Altri invece posticipano la data di un paio d’anni, quando uscì il capolavoro Easy Rider (1969). Ad ogni modo, la “New Hollywood” ha introdotto nel cinema diverse innovazioni a livello finanziario e produttivo.
La “New Hollywood” finì nel 1980, dopo il grande successo di Toro scatenato (Raging Bull), ultimo vero film di spessore del periodo. Periodo che segnò anche la fine del potere dei registi, che si videro togliere il final cut, ovvero il montaggio definitivo, e che quindi dovettero lottare contro i produttori per riacquistare il potere totale sui loro film.

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IL CINEMA TRA TELEVISIONE VIA CAVO, VIDEOCASSETTE E DVD

All’inizio degli anni ’80, le società più importanti (Warner Bros, Columbia, 20th Century Fox, Universal, Disney…) mantenevano il loro potere grazie al controllo della distribuzione. Sebbene il cinema era ancora un’attività capace di far guadagnare decine e decine di milioni di dollari, le produzioni televisive rappresentavano ormai la maggior fonte di introiti. La TV via cavo e satellitare (comparsa alla fine degli anni ’70) consentiva un maggior numero di canali a disposizione e a tal proposito, i proprietari cominciarono a finanziare i film e a comprarne i diritti prima che fosse avviata la produzione.
Quello che si temeva era che la diffusione delle videocassette intaccasse la partecipazione del pubblico nelle sale cinematografiche, ma ciò non avvenne. Anzi le videocassette diventarono nuove fonti di profitti per gli studios, in quanto sostituivano in parte le seconde visioni e rimettevano in circolazione film datati in un nuovo formato. Fu l’inizio di una nuova era, caratterizzata non solo dal noleggio di film, ma anche dal loro acquisto, con l’arrivo del formato DVD. I guadagni milionari ottenuti grazie alle VHS, che nel 1987 sorpassarono gli incassi in sala, furono la spinta per la produzione di film indipendenti a basso costo.
Verso la fine degli anni ’90, vi fu l’introduzione del DVD, in origine acronimo di Digital Video Disk, poi sotituito con Digital Versatile Disk; una nuova tecnologia che prometteva una qualità di immagine e di sonoro migliore del VHS (Video Home System) e con un accesso a contenuti extra mai visti prima. Tutto ciò volto a favorire il ritorno al noleggio e a combattere la circolazione di copie pirata. Lanciato nel 1997, il DVD fu accolto con entusiasmo e spinse il pubblico all’acquisto di apparecchiature per la lettura del disco, monitor ad alta definizione e impianti home theatre.

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L’INDUSTRIA CINEMATOGRAFICA

Tornando all’inizio degli anni ’80, gli studios dovettero fronteggiare l’emergere delle cosiddette mini-major, ovvero società di produzione di secondo piano con finanziamenti consistenti perlopiù provenienti dall’estero (ne è un esempio la Orion). Le mini major, durante il boom delle VHS, riuscirono a tenere testa alle grandi case di produzione, per poi scomparire con i primi anni’90.
Nel frattempo le grandi compagnie cinematografiche crescevano. La Disney, ad esempio, non si accontentava più di film esclusivamente per un pubblico infantile, e creò così la Touchstone Pictures. Altre società, come Warner e Paramount, puntarono invece ad un tipo di integrazione verticale, investendo direttamente nelle catene di sale, dato che negli anni 86-87, il governo era piuttosto indulgente in materia di antitrust.
Tutte le major, si stavano trasformando in segmenti di gruppi diversificati che puntavano maggiormente a creare sinergie: coordinando diverse attività produttive compatibili fra loro, si cercava di massimizzare i profitti. Ne è un esempio ancora una volta la Disney, la quale ha sempre dimostrato che un film poteva essere sfruttato per la vendita di giocattoli, programmi televisivi, parchi tematici. Così anche gli altri studios più importanti si associarono agli imperi dell’industria e dell’intrattenimento. La News Corporation LTD comprò la 20th Century Fox, mentre la Sony Corporation, acquistò la Columbia Pictures dalla Coca Cola, creando la Sony Pictures Entertainment. La Walt Disney, invece giocò d’anticipo: nel 1995 rilevò la rete televisiva Capital Cities/ABC. Nel giro di 15 anni tutte le principali società hollywoodiane furono assorbite da gruppi di media globali. Gli studios si legarono a reti televisive e i produttori cinematografici si legarono a editori di libri e riviste, società discografiche, parchi tematici.

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IL “MEGAFILM” E IL BLOCKBUSTER

Le compagnie, facevano affidamento su prodotti dal budget elevato, con star di un certo livello. Per fare ciò, si puntava a creare film che “sbancassero i botteghini” in tutte le sale e magari di mantenere la programmazione per diverse settimane, per poi finire nel mercato dell’home video ed entrare nel settore del merchandising. Alcuni esempi di questi film negli anni ’70 come Il padrino (The Godfather, 1972), L’esorcista (The Exorcist, 1973) e Guerre Stellari (Star Wars, 1977), furono più che dei semplici film, degli eventi culturali, film imperdibili, che crearono l’attesa anche grazie alla stampa. Queste megaproduzioni, inoltre, si espansero in tutto il mondo. All’estero i film di Schwarzenegger e Stallone attiravano un pubblico ancora più vasto. Addirittura Titanic, raggiunse un incasso doppio di quello totalizzato negli Stati Uniti. Gli studios erano consapevoli che bastava un minimo passo falso per far crollare un intero regime produttivo; tuttavia, cercavano di minimizzare i rischi realizzando ulteriori megaproduzioni con star, sceneggiatori e registi di rilievo. Erano convinti, inoltre, che queste fossero le tipologie di film preferiti dalla fascia d’età compresa tra i dodici e i ventinove anni. Per cui, nel corso degli anni ’80 e ’90, questi film si basavano su storie semplici ricche di humor, azione ed effetti speciali, una buona dose di violenza e volgarità.

Diapositiva3In questi anni, di profondi cambiamenti, si assistette a un altro fenomeno che cambiò il modo di fare film, il blockbuster. Il termine, applicato ad un film o ad uno spettacolo teatrale, è utilizzato per parlare di un prodotto molto popolare che ha riscosso un largo successo presso larghe fasce di pubblico. Il termine era precedentemente utilizzato nel linguaggio teatrale per indicare uno spettacolo che aveva avuto particolarmente successo, mentre ora è principalmente utilizzato, appunto, dall’industria cinematografica. Adesso gli studios cinematografici lanciano i film in migliaia di cinema contemporaneamente per controllare il numero di pubblico ai box office per renderli blockbuster. Dal 1975 il limite minimo per definire un blockbuster è stato fissato a 100 milioni di dollari in biglietti venduti, un limite superato per la prima volta dal film Lo squalo (Jaws, 1975). In risposta all’enorme successo riscosso da questo film, molti produttori di Hollywood tentarono di creare film evento dal grande richiamo commerciale. Le compagnie cinematografiche diedero via libera a film dal budget sempre più alto e si affidarono sempre più a grandi quantità di pubblicità per le loro uscite cinematografiche.

I COSTI E I PROFITTI DELLE MEGAPRODUZIONI

Le mega produzioni erano progetti molto costosi. Già nel 1980 un film destinato ad un pubblico di massa costava 14 milioni, nel 2006 invece si passa a oltre 100 milioni di costi. Per ciò che riguarda i numerosi sequel di un film, essi avevano ragion d’essere solo se ogni episodio sarebbe stato più sensazionale del precedente, sempre a causa degli elevati costi di realizzazione. Ad esempio, il primo film di Spider-Man del 2002, contava 139 milioni di budget di produzione, mentre il secondo del 2004 ne aveva 200 e l’episodio del 2007 quasi 260. Come spiegare questi elevati costi? Innanzi tutto, gli effetti speciali potevano già assorbire la metà del budget.

Diapositiva7_NEWPoi bisognava fare i conti con i compensi per le figure professionali, soprattutto con le star ingaggiate per i film. Figure come Tom Hanks, Harrison Ford, Mel Gibson, Bruce Willis, Arnold Schwarzenegger e Jim Carrey in questo periodo accumularono un enorme potere contrattuale, pur incassando qualche flop nella loro carriera. A queste spese si dovevano aggiungerne altre di marketing. Perciò un film di questo tipo era sempre un rischio. Per andare in pari, un film da 100 milioni di dollari doveva incassarne almeno 200. Inevitabilmente alcuni film subirono pesanti perdite al botteghino e molti si rivelarono veri e propri disastri finanziari. Nonostante fosse possibilissimo girare film di buona qualità anche a costi ridotti, nessuna compagnia volle tirarsi indietro e rinunciare al seguito di alcuni film di grande successo di quel tempo, come Ritorno al Futuro (Back To The Future, 1985), Independence Day o Titanic. All’inizio del 2000 le megaproduzioni divennero ancora più redditizie. Basti pensare ai numerosi sequel della saga di Harry Potter, che fruttava nel mondo tra gli 800 milioni e il miliardo di dollari. Oppure si pensi agli incassi di oltre due miliardi e mezzo della saga de I pirati dei Caraibi (Pirates Of Carribbean). Tuttavia, alla fine degli anni ’90, molti film a budget minore servivano comunque a riempire la programmazione e a lanciare attori emergenti. Diversi furono, infatti, i film di questo tipo che sbancarono al botteghino, come Il mio grosso grasso matrimonio greco (My Big Fat Greek Wedding, 2002), Mean Girls del 2004 e Come d’Incanto (Enchanted, 2007).

Diapositiva4Dati i costi elevati delle mega produzioni, gli studios escogitarono nuovi sistemi per ottenere finanziamenti, tra cui la cessione anticipata dei diritti esteri o quelli video, oppure la richiesta agli esercenti di anticipare quote a sostegno di un progetto. Le garanzie ricevute per L’impero colpisce ancora (The Empire Strikes Back, 1980) coprirono quasi interamente i costi di produzione. Un’altra strada possibile era quella della collaborazione tra diverse major, spalmando così i costi di produzione. Prendendo come esempio il kolossal Titanic, la Paramount si aggiudicò i diritti per il nord America, mentre la 20th Century Fox gli incassi ottenuti all’estero. Per arginare le spese, gli studios spostarono poi le riprese all’estero: Toronto e Vancouver divennero alternative molto più economiche rispetto a Los Angeles. Uno strumento molto diffuso per incrementare i profitti era la pubblicità indiretta delle marche attraverso il product placement: ne abbiamo un esempio nel film di Zemeckis Ritorno al Futuro, in cui Marty cerca di aprire una bottiglietta di Pepsi-Cola del 1955, con il tappo che ancora non si svitava. Un’altra strada percorribile erano gli accordi brand partnership, grazie a cui la campagna pubblicitaria di un prodotto serviva anche a promuovere un film. Tra i prodotti derivati dai film, il video musicale era il più ricercato. L’emittente MTV iniziò a trasmettere via cavo nel 1981 e due anni dopo raggiungeva 20 milioni di case. Era quello che avrebbe voluto ogni pubblicitario: un flusso di spot pubblicitario sotto forma di video musicale. Ne è un esempio il videoclip della colonna sonora dell’omonimo film Ghostbusters – Acchiappafantasmi (Ghostbusters, 1984), in cui il video promosse il film e l’album della colonna sonora stessa. Quindi investimenti, produzioni all’estero, merchandising e accordi coi brand misero a disposizione dei produttori ingenti somme di denaro che li spinsero a realizzare altri film sempre più costosi. Alcuni di questi si rivelarono degli autentici successi, come Batman (1989), dove la Warner, prima che venisse fuori il film rinnovò l’immagine del supereroe nei fumetti. Altri, invece, delusero clamorosamente, come nel caso del film X-Files del 1998.

Diapositiva5In questo periodo si ricorda anche una nuova casa di produzione autonoma, fondata da Steven Spielberg, Jeffrey Katzenberg e David Geffen nel 1994. Stiamo parlando della DreamWorks, che mise a segno diversi successi televisivi per poi dedicarsi a progetti originali per il grande pubblico. Creò quindi film d’animazione per tutte le età come Z la formica (Antz, 1998), Galline in fuga (Chicken Run, 2000), film di cassetta quali Il gladiatore (Gladiator, 2000) e La guerra dei Mondi (War Of The Worlds, 2005), commedie come la fortunata serie di Ti presento i miei (Meet The Parents, 2000) e film drammatici di prestigio come Salvate il soldato Ryan (Saving Private Ryan, 1998). I titoli destinati al pubblico adulto ottennero premi importanti e i film di animazione si rivelarono una miniera d’oro che permisero la creazione della serie di enorme successo Shrek. Nonostante questi successi, la DreamWorks non riuscì nell’intento di entrare a far parte dei grandi studios.

Diapositiva6I GENERI

Indipendentemente dal genere dei film, quasi sempre i film americani contenevano scene di violenza, sesso e linguaggio talvolta volgare. Favoriti dal progressivo venir meno dei tabù, negli anni ’70 si affermarono generi come l’horror, la fantascienza e il fantasy. Anche la commedia continuò a registrare successi. Si trattava di commedie romantiche, che puntavano in genere sulla presenza di attori famosi, come Il diavolo veste Prada (The Devil Wears Prada, 2006), Harry ti presento Sally (When Harry Meets Sally…, 1989), Pretty Woman del 1990 e What Women Want del 2000. La parodia invece fu il trampolino di lancio per attori come Jim Carrey e Adam Sandler. La commedia giovanile venne trattata con toni piuttosto innocenti, ma si rivelò più longeva la variante “sconcia” e greve, in film come Animal House del 1978 e Porky’s del 1981. Nell’ambito del noir, il thriller si affermò con film traboccanti di sesso, delitti e tradimenti come Brivido caldo (Body Heat, 1981) e L.A. Confidential del 1997. Centrale è in questo genere la figura del serial killer.

Diapositiva8Un altro filone di successo era il film d’azione e avventura, inizialmente tessuto addosso a attori tutto muscoli come Arnold Schwarzenegger e Sylvester Stallone in film quali Rambo (First Blood, 1982) e tutti i suoi sequel, poi con La mummia (The Mummy, 1999) e Il mistero dei Templari (National Treasure, 2004). Successivamente fu proposta la coppia di sbirri, talvolta uno bianco e uno nero come nei film della saga di Arma Letale e Die Hard.

Diapositiva9Accanto al film d’azione, fu riportato in auge anche il film storico, come il già citato Il gladiatore e 300 del 2006; negli anni ’80, ’90 e 2000 parecchie megaproduzioni mescolarono l’azione con elementi tipici della commedia, dell’horror e della fantascienza, creando film come Ghostbusters (1984), Jurassic Park (1993), Independence Day (1996) e Men in Black (1997).

Diapositiva10I film d’avventura per famiglie divennero titoli di punta, soprattutto la saga di Harry Potter, di Pirati dei Caraibi e quelle che avevano come protagonisti eroi dei fumetti quali L’Uomo Ragno e gli X-Men.

STILI E FORME NARRATIVE

pulp-fictionIl cinema hollywoodiano aderiva in gran parte a una serie di convenzioni narrative consolidate nel tempo. Si trattava di sceneggiature basate su 3 atti e un punto di svolta nella trama. Agli sceneggiatori talvolta veniva richiesto di iniziare con una scena di violenza estrema o con un mistero e bisognava prevedere un processo di maturazione o di trasformazione del protagonista. Se le megaproduzioni richiedevano uno schema fisso incentrate su uno sviluppo evolutivo, i film a costo più ridotto potevano permettersi di spaziare con le innovazioni. La fantascienza fornì il pretesto per stravolgere schemi temporali come nel caso della serie di Ritorno al Futuro. Negli anni ’90, cavalcando l’onda di Pulp Fiction del 1994, gli sceneggiatori riuscirono a combinare la struttura del film in tre atti e la parabola evolutiva del personaggio con universi paralleli, allucinazioni e finali soprannaturali. Dal punto di vista stilistico, prevaleva ancora la continuità del cinema classico, con qualche importante modifica. Nelle commedie i direttori della fotografia tendevano a fare un uso maggiore di ombre e schemi cromatici smorzati, basati sulla tonalità di terra. Spesso i film d’azione prediligono un’oscurità caliginosa, anche grazie alla presenza di fumo sul set che confondeva contorni e colori.
Dagli anni ’80 agli anni 2000, i registi di Hollywood fecero alcuni cambi rispetto al continuity system degli anni Dieci. Per loro le immagini e le azioni dei film dovevano comunicare l’idea del movimento attraverso gli stacchi e lo spostamento degli attori e della macchina da presa. Rispetto a prima del 1960, dove le inquadrature avevano una durata di circa 10 secondi, alla fine degli anni ’80 queste duravano appena 2-3 secondi. L’accelerazione del montaggio comportò una semplificazione della messa in scena. Dagli anni ’30 agli anni ’60 gli attori avevano la libertà di muoversi sul set e venivano ripresi a figura intera, salvo poi fare dei primi piani per le scene clou. Questa modalità viene chiamata “walk and talk”, e veniva effettuata con macchine da presa leggere, steadicam e altri supporti più pratici. Negli anni ’80 si inizio a preferire l’approccio “stand and deliver”: spesso durante una singola battuta si alternavano diversi piani ravvicinati del parlante e del suo interlocutore, e solo alla fine della scena poteva esserci un’inquadratura d’ambientazione. I registi riportarono in auge anche la macchina da spalla, per cercare di accrescere l’autenticità tipica del documentario.

UNA PANORAMICA SUI REGISTI

Con l’aumento del numero di film realizzati, per i registi esordienti fu un’occasione per emergere. Alcuni sceneggiatori e attori si dedicarono alla regia come Oliver Stone, Barry Levinson, Danny de Vito, Robert Redford, Mel Gibson, Ron Howard, Jodie Foster. Altre fonti di nuovi talenti si trovavano nei media vicini al cinema. Grandi registi come Ridley Scott e Micheal Bay iniziarono la loro carriera realizzando spot televisivi. Inoltre le major arruolarono talenti dall’estero, soprattutto dai paesi anglofoni, dalla Germania, Francia, Spagna, come Guillermo del Toro, Alfonso Cuaròn e Alejandro Gonzales Iñárritu.

Diapositiva11La maggior parte di questi registi si fece notare per la realizzazione di film a medio costo, e Oliver Stone è un esempio significativo. Dotato di un talento particolare per promuovere se stesso e i suoi film, convinse star di primo piano a dedicarsi a temi controversi, come la situazione economica Americana, la guerra del Vietnam, il potere dei media. David Fincher, invece, realizzò film costosi e particolari, distribuiti da società importanti e con star di grande richiamo. Spike Lee lavorò a film di medio costo e spesso si rivolgeva al pubblico di colore, sensibilizzando la necessità di risolvere il problema.

Diapositiva12Spesso i giovani registi desiderosi di emergere erano costretti a cimentarsi con sequel o remake di film che costituivano una fonte sicura di guadagno per le major; alcuni però riuscirono a trovare un compromesso tra il proprio stile e le esigenze del film-evento. James Cameron iniziò la sua carriera come tecnico degli effetti speciali, poi divenne esperto di ogni fase della produzione e capì che l’azione fisica, portata agli eccessi, poteva diventare l’ingrediente fondamentale per un film di successo. E sfondò proprio con Terminator del 1984 (The Terminator), che contiene sparatorie e inseguimenti ben congeniati. Con Titanic, invece, Cameron trovò la ricetta perfetta per il film sentimentale: una storia d’amore sfortunata tra un’eroina coraggiosa dell’alta borghesia e un giovane e povero eroe. Cameron rimase sempre al passo coi tempi e con le tecnologie più avanzate, realizzando per la Imax il film Avatar, del 2009, in 3D.
Anche in Robert Zemeckis si può riscontrare la stessa fede per la tecnologia. Infatti diresse blockbuster in cui combina realtà e animazione (Chi ha incastrato Roger Rabbit, 1988), inserì attori di oggi in film d’epoca (Forrest Gump, 1994) e creò guerrieri in 3D (La leggenda di Beowulf, 2007).

Diapositiva13Fra le personalità più originali di Hollywood degli anni ’80 e ’90 troviamo Tim Burton, regista capace di inondare i tranquilli e familiari paesaggi americani di immagini assurde e grottesche. Nel film Edward mani di forbice (Edward Shissorhands, 1990) il quartiere in cui è ambientato si trova ad ospitare un giovane mostruoso e goffo dall’aspetto rockettaro. Burton iniziò la sua carriera occupandosi di animazione, perché nella sua concezione tutti gli esseri umani sono un po’ cartoni animati o pupazzi. Ma non mancano megaproduzioni di successo come Batman (1989) e Il pianeta delle scimmie (Planet of the Apes, 2001).

Questa scheda, come quella su Robert Zemeckis, rappresenta un estratto della tesi di laurea dal titolo “Tempo e cambiamento nel cinema di Robert Zemeckis”, discussa dal Dottor Cesare Castellani presso l’università degli studi di Ferrara durante la sessione di marzo 2015.

Anche per oggi è tutto, grazie a tutti e complimenti per aver scelto Finalciak.

 

Informazioni su Axel Foley

Axel Foley

Membro fondatore di FinalCiak. Potete contattarlo direttamente scrivendo a axelfoley@finalciak.com