American Sniper

Categorie: Film, Recensione

Pubblicato il 15-01-2015 alle 10:00

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American Sniper

Regista: Clint Eastwood;
Sceneggiatura: Jason Hall, Chris Kyle, Scott McEwen, James Defelice [Libro]
Cast: Bradley Cooper, Kyle Gallner, Keir O’Donnell, Sienna Miller.
Genere: Action | Biography | Drama | War; Usa – Turchia; Anno
2014

Il film è basato sulla biografia di Chris Kyle, il miglior cecchino nella storia militare USA

Al mondo, esistono tre tipi di persone: i lupi, le pecore e i cani da pastore…

Recensione di Doc Brown:

Aspettavo questo film da tempo, un po’ perché sono appassionato di film di guerra e anche perché già conoscevo Chris Kyle, il cecchino più letale della storia militare americana, diventato famoso in america per la sua autobiografia che è rimasta per ben 18 settimane nella lista dei best-seller del New York Times e per il suo impegno nell’aiutare i reduci afflitti dalla Sindrome Post Traumatica da Stress, patologia che lui stesso ha sconfitto con fatica.

American Sniper MovieAppena seduto sulla comoda poltrona del Cineplus, poco prima dell’inizio, un brivido ha percorso la mia schiena, un brivido di paura; il film ha avuto un percorso travagliato, passato dalle mani di Steven Spielberg a quella di Clint Eastwood, due ottimi registi con due stili totalmente diversi (da famiglia il primo, drammatico e crudo il secondo), il pericolo di un ripetersi di un I.A. – Intelligenza Artificiale mi ha preoccupato. Per fortuna così non è stato, ma i suoi peccati li ha tra cui il patriottismo tipico di film di ben più bassa risma si sente, ma la sapiente mano di Clint dietro la macchina da presa, un ottimo e irriconoscibile nel fisico Bradley Cooper (identico a Chris) e una drammatica Sienna Miller hanno saputo portare il film ad alti livelli, non da Oscar ma comunque ben al di sopra della media e in zona podio per i migliori film 2015.

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Gli scenari dell’Iraq sono magistralmente descritti nella follia e nell’orrore della guerra, tanto che sconsiglio la visione a un pubblico più giovane non tanto per la violenza quanto per la drammaticità delle scene. Un po’ ricalcando il The Hurt Locker della Bigelow, che reputo un capolavoro, il film diventa quasi antimilitarista partendo da una forte vena patriottica, innondando lo spettatore di tensione e paura mentre Chris e la sua squadra perlustrano le strade di Fallujah; difficile non immedesimarsi. Personalmente credo che Clint abbia fatto un buon lavoro nel descrivere il percorso di Chris da soldato a reduce afflitto da PTSD, tanto che il film si trasforma da semplice biografia a denuncia vera e propria di una patologia importante e altamente debilitante, spesso mal diagnosticata dal sistema sanitario nazionale americano e mal gestita negli ospedali, oltre che pericolosa.

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Ripensando ai reduci, un po’ mi è tornato in mente First Blood, ovvero Rambo, e a quello che quel film a mio parere non è riuscito a fare completamente: informare le persone sui reali problemi dei soldati che tornavano dal fronte, spesso incapaci di tornare ala vita di tutti i giorni e incapaci di essere dei buoni padri e dei buoni mariti per l’orrore che hanno visto e che hanno causato in guerra: ‘
In conclusione, un film che apprezzerete se avete amato The Hurt Locker, poco spettacolare e con qualche peccatuccio ma che vi butta in faccia la guerra così com’è, mentre seguirete la vita di Chris Kyle, il cecchino più letale della storia americana.

Recensione di Bat-Fiz:

Allevato in una famiglia dai sani principi Texani la cui cinghiata risolve ogni situazione:
Vai male a scuola? Cinghiata! Pisci fuori dal vasino? Cinghiata! Non reagisci quando uno ti picchia? Cinghiata! Vissuto con lo scopo di difendere gli altri, inizia a provare un grande sentimento di patriottismo durante la visione, per TV, degli attentati alle ambasciate statunitensi in Africa del 1998. A questo punto si arruola nei Navy SEAL e comincia l’addestramento che poi lo porterà a salvare le chiappe alla sua squadra.

Ora la mia analisi si pone su diversi aspetti.

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La storia di Kyle è una storia sostanzialmente già vista: l’orgoglio per la propria nazione, le sparatorie, i postumi della guerra … tutti temi già affrontati in molti film e anche molto meglio. E’ però anche vero che ci viene offerta la visione di un “dietro le quinte” della guerra. Il compito dei cecchini è decisamente molto più pesante di altri sul campo. L’attesa lunga, le assenti pause. I gomiti che cedono per dover mantenere la stessa posizione, la scelta che ci si pone davanti.
Poi c’è la vita privata che viene descritta a bocconcini. Piccole pillole dal quale si deve cogliere l’essenza etica nel quale è stato allevato il ragazzo. La sua famiglia, infinitamente più preoccupata per lui che per la nazione, e lui invece che nutre un sentimento opposto. Come un dovere. Però mi viene tralasciata la storia del fratello, e ciò mi ha lasciato un attimo perplesso dal momento che si evince un forte legame fra loro. Anzi, si può dire che venga completamente abbandonata.

Lo Zio Clint che gioca a bocce durante la pause pranzo

Lo Zio Clint che gioca a bocce durante la pause pranzo

La dinamicità al film viene regalata dalla ricerca della nemesi di Kyle, che come deve essere, sarà protratta sino alla fine della pellicola. Il problema però è quella sindrome post guerra di cui godono gran parte dei militari tornati dal fronte. Un fantasma che non si mostra completamente ma che aleggia in alcune parti. Questo è un bene perchè non rende il film troppo pesante, ma anche una mancanza molto forte, perchè è un tema davvero importante. E’ anche vero che i discorsi della moglie, ogni volta che tornava a casa, son mattoni che destabilizzano la visione, considerando la durata del film.

Lo Zio Clint che aggiusta la cinepresa... ma quanto è americano!

Lo Zio Clint che aggiusta la cinepresa… ma quanto è americano!

Con tutta probabilità gran parte del can-can che ha suscitato questo film, è data dalla regia di Eastwood, ma se consideriamo i suoi altri film , è tanto rumore per nulla. Un film che non ha un motivo di essere raccontato perchè non comunica come dovrebbe quello che molto probabilmente Clint voleva comunicare. Si evince solo una sfrenata ossessione alla guerra e al patriottismo, che nelle mani di Eastwood ha un senso, ma non ha alcun senso tutto il resto. Questa leggerezza nel raccontare una storia ed un peso che il personaggio sente ogni volta sul campo. Scelte che deve fare per salvare delle vite. E proprio questo tema è stato un ottimo lancio per il film. La scena iniziale è di un peso talmente grande che fa sperare ad un film davvero straordinario, ma che si perde successivamente.

Beh sono le scene finali credo siano l’essenza dello stereotipo americano.

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Voto di Doc Brown: 8 (Sono pronto a incontrare Dio e a rispondere di ogni singolo sparo…)
Voto Bat-fiz: 6 stiracchiato (OrgoglioAmericano-Clint per me ha toppato. Poteva davvero raccontare una storia in grande stile)
Voto IMDb: 7.7 con 10.120 users

‘Non è finito niente. Niente! Non è un interruttore che si spegne! Non era la mia guerra! Lei me l’ha chiesto, non gliel’ho chiesto io. E ho fatto quel che dovevo fare per vincerla, ma qualcuno ce l’ha impedito. E il giorno che torno a casa mia, trovo un branco di vermi all’aeroporto, che m’insultano, mi sputano addosso, mi chiamano assassino e dicono che ho ammazzato vecchi e bambini. E chi sono per urlare contro di me, eh? Chi sono, per chiamarmi assassino, se non sanno neanche che cavolo stanno strillando.’
‘Per me la vita da civile non esiste. In guerra c’è un codice d’onore, io copro te e intanto tu copri me, qui non c’è niente, niente.’
‘…Io là pilotavo gli elicotteri, guidavo un carro armato, rispondevo di attrezzature per milioni, qui non riesco neanche a trovare lavoro come parcheggiatore! Ma perché? Perché? Dove sono finiti… i miei amici, dove sono finiti? Dove sono finiti tutti quei ragazzi? Dove sono finiti loro? Avevo tutti quei compagni intorno, erano amici miei, qui non c’è più nessuno. Si ricorda di John Voli? Mi disse “quando torniamo compriamo cento biglietti della lotteria, vinciamo un mucchio di soldi e ce ne andiamo a Las Vegas”. Non faceva che parlare di Las Vegas… e di comprarsi una macchina. Una Chevrolet rossa decappottabile, Lui parlava sempre di quella macchina, diceva che ci voleva correre fino a che si consumavano le gomme… Noi stavamo in un granaio, arriva un ragazzino, con la sua scatola da lustrascarpe, entra e dice “io lucidare prego, lucidare”. Io ho detto di no ma quello continuava a chiedere e Jo ha detto di sì. E io, io sono andato a prendere un paio di birre. In quella scatola c’era l’esplosivo e quando lui l’ha aperta, il suo corpo è volato in aria in tanti pezzi. Era steso lì e urlava come una bestia e io avevo i pezzi della sua carne maciullata addosso, e ho dovuto, ho dovuto togliermeli da solo. Avevo i pezzi di carne del mio amico addosso, il sangue e tutto il resto. Cerco di rimetterlo insieme, ma le sue budella mi scappano sempre fuori. E nessuno mi aiuta, non c’era nessuno, e lui fa “voglio andare a casa, voglio tornare a casa”, e continua a ripeterlo “voglio andare a casa, Jonny, voglio guidare, andare sulla Chevrolet”, e io non riesco neanche a trovare, a trovare le sue gambe. Non posso dimenticarlo, e sono passati sette anni, e succede tutti i giorni. Certe volte mi sveglio e non so neanche, non so neanche dove mi trovo. Non parlo con nessuno, a volte per giorni, per settimane, ma come è possibile? Come è possibile? Non posso dimenticarlo, non posso, che devo, che, che devo fare? Che cosa devo fare? Che cosa devo fare?…’
 

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